Via Trieste, chiarimento definitivo della Regione: con il vecchio Puc erano previsti solo servizi per la città. Qualcuno ha mentito?
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Via Trieste, chiarimento definitivo della Regione: con il vecchio Puc erano previsti solo servizi per la città. Qualcuno ha mentito?

(r.p.l.) Sul progetto di riqualificazione dell’area ex Italgas di via Trieste si allungano le ennesime ombre. Per il momento, non sono ancora quelle dei palazzi alti sette piani che si teme vengano costruiti. Però, nell’intenso dibattito su chi ha fatto cosa, chi ha stabilito cosa, chi c’era e chi non c’era, arriva ora l’intervento da parte della Regione Liguria. Che è talmente diretto, chiaro, franco e inequivocabile da rappresentare la pietra tombale a proposito di responsabilità.

A Chiavari, prima, durante e dopo il Consiglio Comunale di qualche giorno fa, si sono rivisti gli ultimi scampoli (non meno velenosi) della campagna elettorale del 2017: con reciproci scambi di accuse tra la maggioranza dell’attuale sindaco Marco Di Capua e, in particolare, il gruppo d’opposizione Noi di Chiavari, guidato dal capogruppo, ed ex sindaco, Roberto Levaggi.

“Lo schema Preli che si ripete”, ha riassunto con efficacia un finalmente combattivo e determinato Lino Cama del Partito Democratico, durante l’ultima seduta di Palazzo Bianco. Levaggi, da una parte, che sostiene che con il suo Puc, lasciato scadere, nell’area ‘incriminata’ di via Trieste erano previsti solamente parcheggi e aree verdi. Di Capua ribatte: i palazzi si sarebbero potuti costruire anche con il Puc del predecessore.

In questa contesa, fatta pure di pareri legali a cui è ricorso Palazzo Bianco (pagando con soldi pubblici consulenti privati, quando ci si sarebbe potuti rivolgere direttamente agli uffici regionali, che esistono apposta anche per fornire supporti), ora s’inserisce direttamente l’assessore regionale all’Urbanistica, Marco Scajola. La voce più autorevole in merito.

Scajola è stato sollecitato dal consigliere regionale del Partito Democratico (e anche qui gliene va dato merito) Luca Garibaldi, che, nei giorni scorsi, ha rivolto all’assessorato un’interrogazione a risposta immediata, per sapere “come il Comune di Chiavari si sia espresso all’interno della citata procedura di declassamento ‘da zona rossa a zona gialla dell’Area ex Italgas’, citata dal Sindaco di Chiavari a mezzo stampa; e se l’intervento contestato trae la sua realizzabilità dalla procedura di declassamento del piano di bacino o dalle scelte autonome in materia urbanistica proposte nella variante in itinere della Amministrazione Comunale di Chiavari”.

Volentieri, riceviamo e pubblichiamo, in via integrale, la risposta scritta da parte dell’assessore Scajola, vidimata dal presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti. A seguire, alcune nostre considerazioni.

Con riferimento agli argomenti oggetto dell’Interrogazione, trattandosi di aspetti che fanno riferimento a comunicazioni a mezzo stampa del Comune di Chiavari, occorre rivolgersi direttamente al Comune, atteso che le strutture dell’Assessorato all’Urbanistica non hanno trattato la pratica relativa alla modifica alla qualificazione della fascia fluviale B del Piano di Bacino, ed in alternativa richiedere tali informazioni al competente Settore Difesa del Suolo per il territorio della Città Metropolitana di Genova.

Per quanto concerne poi l’intervento in argomento, ignoto agli uffici regionali dell’Urbanistica, l’unico elemento che emerge a seguito della modifica in itinere adottata a dicembre 2018 dal Comune di Chiavari è che prima di tale modifica l’area in argomento era compresa in un ambito destinato a servizi di urbanizzazione di interesse generale, mentre a seguito della modifica in itinere al PUC l’area in questione è stata compresa nell’Ambito di Conservazione del Centro urbano AC-CU che ammette interventi di nuova costruzione per sostituzione edilizia con incremento volumetrico nel limite del 5% e con superficie coperta massima non superiore a 3.000 mq. 

In vero l’intervento cui si fa riferimento è stato presentato al Comune di Chiavari ai sensi dell’art. 7 della l.r. 49/2009 e s.m. in deroga alla disciplina urbanistica comunale per la demolizione e la ricostruzione in sito delle volumetrie esistenti di poco inferiori a 10.000 mc per la realizzazione di un edificio a destinazione residenziale che, pertanto, comporta la radicale bonifica del sito caratterizzato allo stato attuale da un elevato livello di inquinamento del suolo a causa delle lavorazioni che venivano effettuate da Italgas quando operava nell’area con l’impianto per la purificazione del gas.

La pratica è pertanto all’esame dei competenti uffici comunali.

Ora, al netto della burocrazia e dei tecnicismi, emergono diversi aspetti, per cui questo scritto è particolarmente importante.

  • La Regione sottolinea, in maniera piuttosto forte, la marcata differenza tra due indirizzi politici: quello della precedente amministrazione, con gli spazi di via Trieste destinati a parcheggi e aree verdi; e quello dell’attuale amministrazione, con la prospettiva di due palazzi alti sette piani. Aver fatto scadere il Piano Urbanistico che avrebbe fermato tutto questo è, infatti, un preciso atto politico, la cui responsabilità ricade totalmente sugli attuali amministratori.
  • La Regione non entra nel merito, né commenta, i comunicati stampa privi di contraddittorio del Comune di Chiavari e indica quindi Palazzo Bianco come destinatario di ogni tipo di richiesta sulla complessa questione.
  • Del declassamento, a livello idrogeologico, dell’area di via Trieste, che ha dato il via libera alla presentazione del progetto da parte di Italgas, non si è occupato l’assessorato all’Urbanistica. Occorrerà chiedere all’assessorato alla Protezione Civile e Difesa del Suolo e, contestualmente, alla Città Metropolitana.
  • La Regione conferma che con il Puc di Levaggi non si sarebbe potuto costruire in via Trieste, visto che l’area, prima dell’ingresso delle varianti in itinere proposte dall’amministrazione Di Capua, “era compresa in un ambito destinato a servizi di urbanizzazione di interesse generale”.
  • La Regione spiega che, proprio a seguito delle modifiche in itinere al Puc, l’area in questione ammette ora interventi di nuova costruzione.
  • La Regione conferma che il progetto di Italgas è effettivamente al vaglio degli uffici comunali. In parole semplici: chiedete al Comune.

‘Piazza Levante’ si è messa a confrontare questa risposta dell’assessore Scajola con il comunicato stampa emesso dal Comune di Chiavari lo scorso 3 luglio, il giorno prima del Consiglio Comunale, attraverso una conferenza stampa alla quale questa redazione non è stata neppure invitata. Ed è qui che emergono le incongruenze. Quali? Andiamo ancora per capi.

  • Di Capua scrive: “Il 5 dicembre 2018, con delibera n.8 del Consiglio Comunale, la mia amministrazione ha adottato il nuovo Puc, riducendo così le molteplici possibilità di cementificazione che l’amministrazione Levaggi aveva lasciato aperte”.

Ma la Regione, al contrario, sostiene che è con le sue varianti in itinere che è stata proprio aperta la possibilità di nuove case.

  • Ancora Di Capua:“In base al parere legale che ho richiesto – se fosse stato approvato il Puc di Levaggi il progetto Italgas sarebbe stato concesso con la premialità del 35%, così come presentato senza nessuna differenza… e avremmo avuto i palazzi e non i parcheggi e il verde, che oggi raccontano ai cittadini”.

Ma la Regione, al contrario, sostiene che con il precedente Puc (di Levaggi) “l’area in argomento era compresa in un ambito destinato a servizi di urbanizzazione di interesse generale”.

  • Ancora Di Capua:“L’unica certezza è che se avessimo approvato il Puc dell’ex amministrazione Levaggi, il progetto in questione con l’incremento del 35% sarebbe stato approvato”.

Ma in Regione di questa certezza… non si ha affatto certezza. Anzi, gli uffici tecnici, evidentemente coinvolti dall’assessore Scajola, sostengono l’esatto contrario.

Quindi, delle due l’una: o il Comune di Chiavari non si è abbastanza confrontato con la Regione, o qualcuno, evidentemente in grossa difficoltà nel cercare di uscire da questa intricata situazione, sta raccontando gravi inesattezze ed elementi non veritieri ai cittadini.

Mentre il Comitato di Via Trieste comunica di aver superato le mille sottoscrizioni contro questo progetto insensato, inadeguato e completamente inutile (ed è un numero che, si capisce, inizia a rappresentare un certo peso, anche in termini elettorali e di consenso), bisogna infine soffermarsi sull’ultimissima frase: “La pratica è pertanto all’esame dei competenti uffici comunali”.

Ed è proprio questo, ancora questo, sempre questo, il punto centrale. Ben più importante degli scaricabarile a cui stiamo assistendo: che cosa può fare Palazzo Bianco per fermare il progetto? Quali strumenti tecnici e giuridici ha a sua disposizione? Che cosa sta facendo di concreto? Quali idee sono state messe sul campo? Quali prospettive?

Forse è su questo che ci si dovrebbe concentrare maggiormente, invece di farsi ‘impallinare’ dagli enti sovraordinati, rischiando ben più gravemente di farsi impallinare pure dall’opinione pubblica.

18 Luglio 2019
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