Luca Raggio: da Coreglia alla Cina, sempre in sella alla sua bici
Ciclismo, Sport

Luca Raggio: da Coreglia alla Cina, sempre in sella alla sua bici

di DANILO SANGUINETI

La Cina è lontana; non raccontiamoci storie, per molti di noi è un pianeta sconosciuto, un’impresa approdarvi. E un’impresa, anzi una doppia impresa in quel ‘mondo a parte’ sta cercando di fare proprio in questi giorni Luca Raggio, unico corridore del Levante che è riuscito ad ascendere all’empireo del ciclismo professionistico internazionale. E che intende restarci.

La stagione agonistica 2019 dev’essere quella della verità per il ragazzo che, nonostante rimbalzi ai quattro angoli del Pianeta come una pallina da flipper, continua a risiedere nel paesino della Fontanabuona dove è cresciuto, Coreglia Ligure: messo sotto contratto dalla Selle Italia a soli 22 anni – contratto rinnovato nei mesi scorsi, quando la squadra ha assunto la denominazione Neri Sottoli-Selle Italia KTM – e al culmine di un fecondo apprendistato che lo ha portato ad alternare apparizioni nella classicissime europee a lunghe tournée nei sempre più ricchi e sempre più significativi tour orientali, dalla Malesia all’Australia, con epicentro nel sempre più ricco (anche e soprattutto finanziariamente) calendario cinese, avverte la necessità di un salto di qualità, un balzo in avanti che gli spalanchi le porte a 24 anni (è nato il 26 marzo 1995) delle corse immortali, da quelle in linea ai grandi giri.

Il momento è adesso. La stagione lo ha visto protagonista con rinnovata fiducia sin dalle prime battute. Da scalatore-passista di tipo contemporaneo, quale è – longilineo ma solido, sa difendersi sulle arrampicate micidiali come farsi valere nei ventagli di pianura, a 60 km all’ora con il vento in faccia – capisce subito a cosa va incontro affrontando Le Strade Bianche, la kermesse su sentieri polverosi su e giù per la Toscana. Stanco, impolverato e stremato dalla fatica, ma in sella al suo ‘destriero’ arriva in Piazza del Campo dopo una corsa durissima e fantastica di 184 km attraverso le colline senesi In tanti hanno alzato bandiera bianca e si sono ritirati, preferendo raggiungere Siena a bordo dell’ammiraglia. Lui no, ha sofferto e voluto arrivare sino in fondo.

Poi il primo acuto in una classicissima, una tappa del Pro Tour, dove c’è il fior fiore del ciclismo mondiale, la Milano-Sanremo. È una di quelle in cui gioca in casa, non può e non vuole sfigurare. Si aggancia, giovane leone, a un gruppetto di vecchie volpi che subito dopo il via si sganciano e vanno in avanscoperta. La infinita fettuccia senza un’ondulazione della Lombardia, il balzo del Turchino, le rampe finali con le gambe imballate, la discesa, le curve e controcurve dell’Aurelia di Ponente, il restare davanti quando inizia la diretta televisiva (in uno sport che sopravvive solo assicurando visibilità mediatica). Solo quando arriva il penultimo trampolino, la Cipressa, ed i big hanno scatenato i loro mastini per acciuffare i levrieri in fuga, il bel sogno si interrompe. Luca fa il conto e realizza che è rimasto nella pattuglia di testa per 260 km, un’impresa non da poco. E poco importa che nella graduatoria ufficiale figuri 162 nomi sotto quello del vincitore Alaphilippe, non ha gettato la spugna, ha tagliato il traguardo mitico di via Roma in tempo utile, assieme ai gregari e a coloro che avevano lavorato duramente durante la corsa.

Luca c’è, ha acquisito, come lui stesso spiega, “i ritmi e la mentalità adatti per essere con i più forti, non come semplice comparsa ma come uno in grado di dire la sua anche nelle classiche-leggenda”. Si può imbarcare per la seconda sessione della sua stagione con la giusta convinzione. Da un continente all’altro, con la prima o seconda squadra della Neri Sottoli. Ad aprile prende parte al Tour de Langkawi che si svolge in Malesia. Un rodaggio per abituarsi al clima tropicale, ai ritmi e alle tattiche del tutto differenti per le corse che si disputano attorno all’Equatore. Poi si torna a casa, e Luca realizza che il suo nome, la sua figura dopo due anni di Pro cominciano a essere conosciuti: al Giro dell’Appennino viene incitato e applaudito dagli appassionati locali scaglionati lungo il percorso. Non c’è tempo per scaldarsi con l’entusiasmo della gente, il ciclista globetrotter ha un altro aereo. Si va verso le gare che possono influenzare la sua carriera, ci sono gli appuntamenti all’ombra della Grande Muraglia.

Il 25 maggio inizia il Tour of Taiyuan. Si piazza al secondo posto nella prima tappa, mantiene la piazza d’onore per le altre quattro tappe. È il suo miglior piazzamento in una corsa a tappe, un modo eccellente per arrivare alla competizione più importante, il Tour of Qinghai Lake, 13 tappe, dal 14 al 27 luglio. La Neri Sottoli – Selle Italia – KTM diretta da Luca Amoriello affida a Raggio il ruolo di team leader, dovrà essere lui a curare le ambizioni di classifica, dopo il dodicesimo posto ottenuto nell’edizione precedente, l’obiettivo è entrare nella top ten e forse… qualcosa di più. La prima tappa, una crono a squadre di 40 km costa 2.54 di ritardo, altre due tappe pianeggianti non dicono molto. Da oggi (giovedì 18 luglio in avanti) arriva il terreno favorevole a Luca, montagne e continui saliscendi. E se sotto un traguardo, meglio se quello finale, dovesse passare Luca con le braccia alzate… beh, la Cina tornerà vicina. Persino a Coreglia Ligure.

18 Luglio 2019
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