Via Trieste, il Comune faccia un atto concreto per fermare la pratica
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Via Trieste, il Comune faccia un atto concreto per fermare la pratica

(r.p.l.) Il Consiglio Comunale che era annunciato come il più teso e caldo degli ultimi due anni è passato con qualche scaramuccia, ma pur sempre dentro i limiti della normalità. Solo che il problema di via Trieste, nella fattispecie il progetto di riqualificazione dell’area ex Italgas, con l’edificazione di due palazzi alti sette piani, rimane lì. Irrisolto.

Tutti sono concordi sul fatto che questo nuovo (e perfettamente inutile) cemento vada fermato, nessuno ha ancora la soluzione precisa in mano. In un clima a tratti fin troppo urbano e ovattato – a parte qualche residuo di campagna elettorale del 2017 – maggioranza e opposizione a Chiavari si sono confrontate sulla questione, di fronte alle decine di residenti della zona di via Trieste e piazza Roma che, anche grazie alla presenza di un neonato comitato, hanno raccolto quasi novecento firme per fermare l’ennesimo scempio del nostro già martoriato territorio.

Ma come si fa a bloccare tutto? Esistono gli strumenti giuridici e normativi? Che cosa sta facendo il Comune in merito? Questi erano gli interrogativi di partenza, prima della seduta del Consiglio Comunale voluto dalle opposizioni (in particolare dal gruppo Noi di Chiavari), questi sono gli identici interrogativi che restano pure dopo, e sui quali nessuno è stato in grado di fare chiarezza.

Posto il fatto che nessuno vuole più questo progetto (e qui l’amministrazione attuale si è mossa con qualche incomprensibile ritardo), ora spetta al sindaco, che ha mantenuto la delega all’Urbanistica, trovare la quadra. O per fermare tutto, o per rendere la riqualificazione il meno impattante possibile, o per ottenere le migliori contropartite pubbliche.

Il Puc di Levaggi, ormai è chiaro, prevedeva per questa porzione di territorio aree verdi e parcheggi pubblici, in una zona che, da sempre, ha parecchia ‘fame’ di stalli per le automobili. Ma la storia è nota: questo piano è stato fatto scadere ed è tornato in vigore il vecchio Prg dell’era Agostino, almeno sino a quando non diventerà valido il Puc di Di Capua, con le varianti in itinere suggerite dai tecnici.

Tra gli interventi più efficaci, l’altra sera in Consiglio Comunale, è da registrare quello del consigliere di minoranza Lino Cama: stiamo rivivendo lo schema Preli, il succo del suo discorso, ma qui al posto di andare a vedere di chi è la colpa, ora la priorità è quella di uscirne. Posizione pienamente condivisibile. E Sandro Garibaldi ha aggiunto: ma voi avete incontrato Italgas? Che cosa pensate di fare ora?

Ebbene, che cosa ha fatto Palazzo Bianco come prima mossa? Ha pagato un consulente esterno al solo scopo di dimostrare (senza peraltro riuscirvi) come questo cemento che rischia di arrivare sia responsabilità della precedente amministrazione. Lo ha fatto con tanto di conferenza stampa, convocata il giorno prima rispetto alla discussione in Consiglio Comunale.

A parte il fatto che non tutti gli organi di stampa sono stati convocati (un nome a caso? ‘Piazza Levante’, che evidentemente mal si presta a pubblicare le veline di chi detiene il potere), anche qui lo schema ha ricordato tanto le elezioni del 2017, in particolare il turno di ballottaggio: quando si entra in difficoltà, si convocano i giornalisti per sparare ad alzo zero. Con buona pace del confronto, del diritto di replica e, in molti casi, della verità.

Ma qui, cara amministrazione, il problema non è più di chi è la colpa. Non ce ne frega nulla del Puc scaduto, della burocrazia, di tutte le carte che avete prodotto, e che sono incomprensibili ai più. Il sindaco e la maggioranza devono dire chiaramente che cosa intendono fare. Nel concreto. Forse è su questo che andrebbero chiesti i pareri legali, è su questo che andrebbero concentrati tutti gli sforzi.

I residenti di via Trieste se ne sono andati da Palazzo Bianco con le pive nel sacco e proprio con questa sensazione: che non solo il Comune non ha concluso nulla, ma neppure dà l’impressione di essere in grado di concludere. E questo, probabilmente, è l’aspetto più preoccupante. Quando un sindaco e un presidente del Consiglio Comunale (mai così operativo e ‘sul campo’ come l’altra sera, altro che uomo ‘neutro’ delle istituzioni, come dovrebbe imporre il suo ruolo) invitano la minoranza a convocare la Conferenza dei Servizi, significa che qualcosa si è inceppato. Le minoranze possono fornire supporto, responsabilmente, come hanno dimostrato di saper fare, ad esempio segnalando la questione al Prefetto. Ma ragazzi, parliamoci chiaro: il pallino è in mano di chi amministra, è chi amministra che deve rispondere. Serve un’iniezione di responsabilità come forse mai prima, perché questa volta non basterà buttarla un po’ in caciara e sperare che tutto finisca.

Se non si troveranno delle vie d’uscita, e francamente ci vuole molto più di un intervento romano da parte dell’onorevole Roberto Traversi, questi palazzi alla fine verranno costruiti. Semplicemente perché la situazione attuale, a livello tecnico, lo consente. È la politica che deve scendere in campo, è la politica, e qui bisognerebbe veramente saperla fare, che può scongiurare il tutto, modificando decisamente il quadro in senso positivo.

Che poi, rimane il grande interrogativo di fondo. Ma come cavolo si può pensare di costruire due palazzi perfettamente inutili su un terreno completamente da bonificare e in una zona esondabile, nel contesto di una crisi immobiliare che non accenna a diminuire? Come mai l’area è stata declassata? Questo è un altro tema interessante.

Di sicuro, l’amministrazione deve e dovrà prima conoscere, e poi solcare, tutti gli strumenti opportuni per non far prevalere l’interesse di un privato che, stando così le cose, non ha il minimo straccio di ricaduta pubblica. Un privato non può far quello che vuole e un’amministrazione degna di questo nome ha tutto l’onere non solo di ricordare questo concetto, ma anche di metterlo perennemente in pratica. Ragionando sempre e solo a difesa e a completa tutela dell’interesse pubblico.

11 Luglio 2019
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