Tiro a segno di Chiavari: 156 anni di gloriosa storia
Sport, Tiro a segno

Tiro a segno di Chiavari: 156 anni di gloriosa storia

Ignoriamo le diatribe attuali, restiamo lontani dagli scontri ideologici, non teniamo conto di decreti vicini e lontani, saltiamo a piè pari le tiritere su sicurezze e difese più o meno legittime. Concentriamo l’attenzione su una disciplina sportiva che affonda le radici molto lontano nel tempo: se la utilizzazione primaria delle armi da fuoco fu tragicamente pratica, in parallelo sin dalla loro comparsa si organizzarono competizioni per eleggere i campioni dalla mira infallibile.
Il tiro a segno c’era, c’è, ci sarà a dispetto di qualsiasi utilizzo e di qualsivoglia momento storico. Lo sport anestetizza il lato cruento delle armi, gli unici bersagli che vengono abbattuti sono quelli di legno e plastica. Da bambini tutti sogniamo di essere Buffalo Bill, il tiro a segno è la versione depotenziata negli effetti e colorata dalla competizione e dal confronto con se stessi e gli altri di quelle fantasie. Possiamo scoprire il cecchino che è dentro di noi senza far pagare lo scotto delle prove a esseri viventi. Perché va bene cowboys contro indiani ma poi si cresce e si scopre che le favole e i film sono appunto favole e film e che la realtà è ben diversa: i rambo non hanno diritto di cittadinanza, per centrare bersagli su bersagli, tenere ferma la mano, spalancata la pupilla e perfettamente concentrata sul da farsi la mente servono tipi freddi e calcolatori nel senso che fanno, magari inconsciamente, decine di calcoli (tempo di sparo, influenza del vento, ritardi nei movimenti propri e dei bersagli).
Il tiratore è un atleta, con capacità di controllare respiro, battito cardiaco, i muscoli del corpo: tenere in mano un’arma di un certo peso per l’intera durata della gara è uno sforzo che equivale a sollevare diversi chili per diversi minuti. Sparare è un cimento fisico e psichico, tant’è vero che ci sono competizioni e categorie per i giovani e i giovanissimi. Si può far fuoco senza alcun rischio, anzi è una lezione estremamente importante perché si impara che le armi vanno utilizzate solo in condizioni di estrema sicurezza, in determinate situazioni e mai e poi mai usate per… giocarci. Accanto alla gare per agonisti c’è  il tiro difensivo (non offensivo, teniamolo a mente. ) dove si impara a sparare in determinate condizioni e in ben elencate circostanze.

Per convincersene basta una gita a Chiavari in via Piacenza 85 e sentire che cosa ci racconta il signor Raffi, vicepresidente del Tiro a Segno Nazionale Chiavari. Se cercate l’esperienza siete nel posto giusto. La società reca sull’atto di nascita una data che fa impallidire i compleanni di altri sport e altri club. “La associazione volontaria di tiratori che si era data come nome ‘Società di Tiro a Segno’ datava 1851, l’atto di nascita ufficiale venne siglato il 5 giugno 1863 con la fondazione mandamentale del Tiro a Segno Chiavari. Siamo il terzo tiro a segno più vecchio d’Italia, dopo quelli di Torino e Genova”.
156 anni di storia e ancora nessuna…ruga. “In effetti la società gode di ottima salute. Se mettiamo insieme gli agonisti con chi si iscrive per imparare o esercitarsi e coloro che vengono per le prove obbligatorie nella loro professione (sostanzialmente i poliziotti municipali e le guardie giurate) abbiamo oltre 500 tesserati. E nella stagione appena conclusasi il gruppo dei nostri atleti, dai giovanissimi ai seniores passando per gli juniores (una trentina in tutto) ha ottenuto risultati lusinghieri nelle competizioni regionali e interregionali di pistola libera e ad aria compressa. Sotto la direzione di Giorgio Spapperi – è stato atleta di interesse nazionale, campione italiano P10 (pistola 10 metri) nel 2007 e vicecampione PL (pistola libera) nel 2011 – un bel gruppo di nuovi atleti sta facendosi onore a livello nazionale”.

Un altro capitolo di un libro che ha tantissime pagine. Tralasciando i campioni delle epoche eroiche, basta ricordare gli allori recenti: nel 1971 la sezione chiavarese raggiunge la Divisione A grazie ai risultati di Tullio Bonfiglio, pluricampione italiano. Anche gli anni ’90 vedono numerosi successi, fra cui la vittoria al Campionato Regionale Ligure della squadra di Carabina formata da Chiappori-Brugo-Rainaldi, diversi tiratori raggiungono la fascia A, il gruppo che per risultati racchiude i migliori tiratori italiani.
Nel 2003 Valentina Volpone si aggiudica il titolo di Campionessa Italiana di pistola aria compressa, Roberto Brugo (300m) e Michelangelo Gamba (P10) conquistano l’argento. Accanto a chi maneggia le armi per strappare coppe e medaglie, c’è chi si esercita per dovere. L’addestramento della Polizia Municipale e delle Guardie Giurate, nonché il rilascio di idoneità al maneggio delle armi per chi necessita dei vari porti/trasporti d’arma, avviene in totale sicurezza: il vicepresidente Raffi al riguardo ci tiene a spazzare il campo da ogni possibile equivoco: “Nessuno si illuda di potersi presentare e dire ‘Datemi un’arma che provo a sparare!’.  Abbiamo un protocollo preciso e che non concede spazio ad alcuna deroga: serve un certificato di idoneità psico-fisica che solo un medico può rilasciare, riempiendo un modulo prestampato che forniamo noi. Il secondo passo è la partecipazione a un corso tenuto da istruttori diplomati UITS dove si impara la teoria. Solo al termine di questo percorso si inizia la pratica che prevede il maneggio dell’arma in presenza di un maestro qualificato. Oggi il nostro poligono dispone di 5 linee indoor ad aria compressa, di  4 linee a fuoco a 25 metri e di 4 linee a 50 metri. Contando il numero di maestri e istruttori sempre presenti arriviamo quasi a seguire individualmente ogni aspirante tiratore che si affaccia nelle piazzole di sparo”.
Una chiara dimostrazione che al TSN Chiavari si fa sport in totale sicurezza. Meglio affidarsi agli esperti, nonostante i progressi tecnologici una pistola non spara come si vede nei film; ci sono rinculo, ritorno di fiamma, surriscaldamento della canna, il movimento del carrello che arma il cane e tanti altri imprevisti che possono fare più danni a chi fa fuoco che a ciò che viene preso di mira. Basta un attimo per diventare bersagli.

(d.s.)

6 Giugno 2019
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