Home Attualità La Corte dei Conti demolisce il bilancio di Lavagna: “Comune non affidabile”. La prima (e lunghissima) sfida del neo sindaco Gian Alberto Mangiante

La Corte dei Conti demolisce il bilancio di Lavagna: “Comune non affidabile”. La prima (e lunghissima) sfida del neo sindaco Gian Alberto Mangiante

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Undici seggi ottenuti, percentuale del 27,02%, per un totale di 1906 preferenze. Con questi numeri, Gian Alberto Mangiante è il nuovo sindaco di Lavagna, il sindaco della tanto auspicata ripartenza, dopo tre anni di commissariamento e dopo l’apertura ufficiale dello stato di dissesto finanziario.

Numeri positivi, numeri vincenti per un vero ‘uomo dei numeri’: Mangiante, infatti, è uno dei commercialisti più stimati della zona, da tempo impegnato pure da varie amministrazioni pubbliche, in veste di sindaco e di revisore dei conti. Finalmente Lavagna ha un nuovo primo cittadino, un nuovo Consiglio Comunale e, ben presto, una nuova Giunta Comunale.

Ma è tutt’altro che una storia a lieto fine, perché i tempi di ‘vacche magre’ sono purtroppo appena iniziati e non saranno affatto brevi. C’è da immaginare che tutto il quinquennio di Mangiante sarà all’insegna di ‘lacrime e sangue’, nel tentativo di risanare i conti pubblici e di uscire dalla situazione di dissesto.

Gian Alberto Mangiante, neo sindaco di Lavagna, con la sua squadra

Tecnicamente, quando i conti di un Comune vengono bocciati in via definitiva, subentra un’apposita commissione, incaricata di occuparsi di tutto il pregresso. Il sindaco, invece, prosegue nell’ordinaria amministrazione e negli incarichi più ‘politici’. Ma è chiaro che si dovrà lavorare a strettissimo contatto, facendo veramente la conta degli spiccioli. Mangiante, anche per via della sua professione, è parso alla maggioranza dei lavagnesi la persona più adatta per potersi imbarcare in questa impresa. A tutti i candidati, comunque, anche a quelli che hanno perso e che decideranno (o meno) di sedersi in Consiglio Comunale tra i banchi dell’opposizione, va dato atto di aver avuto un gran coraggio a scendere in campo. Perché davvero la strada da scalare è in salita e i paletti sono moltissimi.

Il primo scoglio da affrontare è la sentenza emessa dalla Corte dei Conti, a sezioni riunite, lo scorso 3 aprile. Con questo provvedimento, i giudici contabili hanno bocciato il ricorso presentato nei mesi scorsi dalla commissione straordinaria del Comune di Lavagna (Marco Serra, Fabrizia Trioloe Gianfranco Parente), con il quale si chiedeva di non applicare la prima sentenza da parte della sezione ligure della Corte dei Conti. Quella, cioè, che conteneva l’iniziale bocciatura del piano di riequilibrio finanziario presentato dai commissari lavagnesi.

Anche le sezioni riunite hanno ribadito che quel piano non sta in piedi e hanno motivato ampiamente la loro posizione nelle diciannove pagine di sentenza che sono state depositate in segreteria lo scorso 20 maggio e di cui ‘Piazza Levante’ è venuta in possesso.

La Corte dei Conti si è espressa a Roma, nel consesso composto dai magistrati: Mario Pischedda (presidente), Emanuela Pesel, Stefania Fusaro, Maria Teresa D’Urso, Chiara Vetro (consiglieri), Maria Cristina Razzano ed Elena Papa (primo referendario). Ad assistere il Comune di Lavagna, gli avvocati romani Alessandro Lucchetti e Aristide Police. Avverso al Comune, la Procura Generale della Corte dei Conti.

Secondo i giudici, “il ricorso, pur ammissibile in rito, è infondato nel merito e va, quindi, respinto”. Si tratta di un giudizio finale, quello che apre la strada al procedimento di dissesto finanziario e che, quindi, segnerà il destino di Lavagna per i prossimi anni. Nel testo, i giudici – fatta un’ampia premessa sulla giurisprudenza in vigore – mettono in evidenza gli errori fatti dalla commissione straordinaria nella compilazione del piano.

“L’idoneità delle misure pianificate – si legge – dipende innanzitutto da una quantificazione veritiera e corretta del deficit economico-finanziario, al quale occorre trovare copertura, nella proiezione temporale prescelta dall’ente, e solo in un secondo momento dalla concreta attuabilità delle stesse. In altri termini, la corretta quantificazione della massa passiva esistente alla data della ricognizione non rappresenta solo un requisito di legittimità del piano, ma un vero presupposto sostanziale per valutare la congruità ed affidabilità della programmazione finanziaria finalizzata al riequilibrio dei conti”.

Secondo la Corte dei Conti, “sotto questo aspetto, il piano di riequilibrio del Comune di Lavagna, allegato alla deliberazione della Commissione straordinaria del 27 ottobre 2017, si presenta ab origine non conforme. Esso, infatti, espone una massa debitoria complessiva pari a euro 4.831.648,77 (come risulta dalla relazione del responsabile del servizio finanziario, depositata il 15 marzo 2019), laddove la reale esposizione debitoria, incrementata a seguito delle sollecitazioni della Sezione di controllo della Liguria risulta, alla data del presente giudizio, pari a 11.263.886,17 euro, come riconosciuto dall’ente medesimo. Tale disallineamento, pari a euro 6.432.237,40, rilevante di per sé solo ai fini della valutazione del piano, appare vieppiù grave in quanto originato da contenziosi pregressi, già incardinati alla data di presentazione del piano e mai esposti in bilancio, in violazione dei vigenti principi contabili che impongono la costituzione obbligatoria di un congruo fondo rischi contenzioso in presenza di significative possibilità di soccombenza in giudizio”.

In più, nell’esame del ricorso, la Corte dei Conti ha chiesto degli ulteriori chiarimenti “su specifici aspetti contabili, ma l’esame della documentazione in atti ha fatto emergere imprecise contabilizzazioni, risultati non concordanti, quadri non compilati, che denotano una non ordinata tenuta dei conti e forniscono informazioni frammentarie e non rispettose dei principi contabili su aspetti di estrema rilevanza. Tra i tanti, si evidenzia come nel prospetto che espone il risultato di amministrazione 2018, non risulta accantonata la somma di 1.500.000 (riscossa a titolo di anticipazione di liquidità) che avrebbe dovuto essere iscritta in apposita voce del prospetto. Lo stesso quadro evidenzia un risultato di amministrazione 2018 positivo, come se il riequilibrio fosse stato completato in due anni, mentre è incompatibile con il piano di riequilibrio l’esistenza di un risultato d’amministrazione positivo. In realtà, a quella data l’Ente continua a essere in disavanzo per la presenza, non contestata, di debiti fuori bilancio che, tuttavia, rimangono estranei al risultato di amministrazione”.

In ultimo, “le previsioni di incremento dell’entrata per gli esercizi 2019-2021, poi, non risultano, a parere del Collegio, supportate da adeguata motivazione e il parere dell’organo di revisione al bilancio di previsione 2019-2021 risulta sottoscritto, ma non compilato. Inoltre, dalla documentazione contabile in atti, non risultano i dati della cassa vincolata e mancano gli esiti della verifica dei crediti e debiti reciproci con i propri enti strumentali e le società controllate e partecipate, asseverata dagli organi di revisione”.

In conclusione, i conti di Lavagna non sono corretti: “Gli elementi emersi inducono il Collegio a una valutazione di generale non affidabilità dei risultati contabili esposti, da cui discende l’inidoneità delle misure di rientro complessivamente pianificate, con assorbimento di ogni specifica valutazione in merito alla congruità delle medesime. Per le ragioni esposte, il ricorso è infondato e va respinto nel merito”.

Se possibile, la Corte dei Conti a sezioni riunite ha rincarato ancor di più la dose, rispetto alla sezione ligure. E allora viene naturale chiedersi: era davvero così difficile quantificare il debito del Comune di Lavagna? Ci sono visioni differenti dal punto di vista tecnico? O la commissione straordinaria ha commesso degli errori? Lo stato di dissesto finanziario, che è condizione molto grave, si poteva effettivamente evitare prestando maggiore attenzione nella stesura del piano di riequilibrio, oppure la situazione era comunque troppo compromessa?

Di certo, il Comune di Lavagna dovrà confermare tutte le prospettive già esposte e ribadite pure nella recente sentenza: “L’ente riassume le azioni di razionalizzazione della spesa ed incremento delle entrate poste in essere a seguito delle pronunce della Sezione regionale di controllo per la Liguria, e precisamente l’aumento dell’aliquota Imu ordinaria sino alla misura massima del 10,6 per mille, l’istituzione dell’imposta di soggiorno a partire dall’annualità 2018, per una previsione iniziale di 30.000 euro annuali (poi adeguata agli effettivi incassi e incrementata a 125.000 euro), l’incremento dell’attività di accertamento e di riscossione coattiva, nonché l’attivazione del piano di dismissione del patrimonio immobiliare disponibile e la contrazione e razionalizzazione della spesa relativa al personale, con una riduzione pari a 3.202.384,89”.

Cifre su cifre. Non si parlerà d’altro che di bilanci, per i prossimi anni. A Lavagna è tutta una questione di numeri. Buon lavoro e buona scalata, all’uomo dei numeri Mangiante.

L’INTERVISTA DI MARISA SPINA AL NEO SINDACO GIAN ALBERTO MANGIANTE

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