Pro Recco al gran finale di stagione: l’ora dei verdetti
Pallanuoto, Sport

Pro Recco al gran finale di stagione: l’ora dei verdetti

di DANILO SANGUINETI

La Pro Recco è una società con pochi amici. Il perché sta nei record. Ha vinto tanto, tantissimo, forse troppo in Italia dove è costantemente nel mirino degli altri club costretti da ben tre lustri a raccogliere solamente le briciole. Poco altro è stato lasciato sul tavolo della pallanuoto tricolore da quando è arrivato Gabriele Volpi al vertice del club biancoceleste. E la stagione 2018-19 sembra andare nella solita direzione. Stiamo arrivando alle partite decisive sia per lo scudetto che per la Coppa Campioni o Champions League, come anche nella Watepolo si è deciso di nominare il massimo campionato continentale per club.

Il guaio quando c’è uno squadrone come quello messo a disposizione di Ratko Rudic – il cittì più vincente nella storia della pallanuoto preso esplicitamente per conquistare tutto e subito anche con una singola società – sta nel fatto che disputi tre-barra-quattro partite ‘vere’ in tutta la stagione e che sai di doverlo fare avendo contro… il mondo. Scansare le insidie che provengono dall’esterno non sarà affatto semplice.
Per esempio la sentenza controversa e assai opinabile sul caso Posillipo dice molte cose al presidente Maurizio Felugo e i suoi collaboratori. La Pro Recco chiuderà la regular season con solo due sconfitte, una meritata, a casa del Brescia, unico competitor credibile per lo scudetto, e la seconda in casa senza aver messo neppure un dito in acqua…

Il 20 ottobre scorso, alla seconda di campionato a Sori, vasca che ospita le partite casalinghe della Pro Recco – sempre in attesa che l’annosa questione delle piscine cittadine, Punta S. Anna e quella da costruire nell’ex area IML, si sblocchi – si sarebbe dovuta giocare la sfida con il Posillipo. Nonostante i rossoverdi partenopei siano la quarta forza del torneo, per il wunderteam di Rudic si trattava di poco più di una passeggiata… che non inizia neppure a causa di un problema tecnico. La Pro Recco, che da regolamento ha 90 minuti dall’orario di inizio della partita per allestire il campo sussidiario, mette a disposizione la vasca di Camogli avvertendo tempestivamente arbitri e squadra ospite. I direttori di gara però decidono di conteggiare in maniera diversa l’inizio del tempo di attesa e decidono che l’incontro non si può disputare per colpa della società ospitante, nonostante lo stesso guasto fosse stato riparato a tempo di record.

La Pro Recco presenta reclamo contro l’operato degli arbitri che porta inevitabilmente allo 0-5 a tavolino decretato dal Giudice Sportivo. Inizia una battaglia legale che si è protratta sino a poche settimane fa. La Corte d’Appello Federale respinge il ricorso della Pro Recco contro la sentenza del Giudice Sportivo. Viene ignorato che la causa del ritardo fosse un problema tecnico, imprevisto e rilevante, capitato a una pedana della piscina di Sori, impianto gestito da società terza.
Si crea un pericoloso precedente per le società ritenute responsabili anche della manutenzione straordinaria delle piscine utilizzate come mere affittuarie. Infatti il Collegio di Garanzia dello Sport del CONI accoglie l’ulteriore ricorso del Recco e rinvia la la pratica alla stessa Corte Federale della Fin, obbligandola a riesaminare la controversia applicando il principio di proporzionalità. In estrema sintesi i giudici del Coni riconoscono che è stata applicata una sanzione non prevista dal regolamento e che quindi la decisione va cambiata.
I giudici della FederNuoto modificano il dispositivo ma solo nella parte accessoria, confermando invece la pena principale: resta il 5-0 per il Posillipo mentre viene tolta l’ammenda di mille euro alla società Pro Recco. Che viene così privata (i tifosi dicono defraudata) del diritto di giocare la partita e di vincere la regular season.

Per togliere ogni dubbio, basta guardare alla partita giocata a Napoli: la Pro Recco ha battuto il Posillipo 15-6, a Sori o a Camogli avrebbe preso i tre punti a mani basse ed ora sarebbe appaiata in classifica con il Brescia ma prima grazie al fatto di aver vinto in casa 12-11 e perso in trasferta 8-9 (è davanti la squadra che ha vinto il suo incontro segnando il maggior numero di reti).

Un piccolo intoppo sulla strada per vincere il quattordicesimo scudetto consecutivo? Forse non tanto piccolo: la formula della Final Six (23, 24 e 26 maggio a Trieste), che pare studiata per creare insidie proprio allo schiacciasassi biancoceleste, prevede che nelle semifinali la seconda incontri la terza classificata, ossia la Sport Management, unica formazione in grado di rivaleggiare con i due pesi massimi: quindi se tutto andrà come previsto, il Recco arriverà allo scontro secco decisivo con il Brescia più stanco per un cammino più tortuoso di quello dei rivali.

Avvisaglie di trappole ci sono anche sulla strada che porta ad Hannover, dove dal 6 all’8 giugno si disputerà la Final Eight di Champions League, il trofeo che non ‘deve’ sfuggire a una squadra costruita senza badare a spese per rimettere la mani sulla Champions League che per tre volte nelle tre precedenti edizioni è scivolata dalle mani dei favoritissimi biancocelesti.
Il sette di Ratko Rudic nelle qualificazioni ha sbaragliato la concorrenza. Si sa già che nei quarti, nella prima giornata di partite, affronterà i padroni di casa dell’Hannover. Dovrebbe essere una passeggiata, poi arriveranno le sfide vere. Due partite nelle quali giocarsi tutto, così come due saranno le partite delle finali scudetto da non sbagliare. Sapranno Mladic e compagni centrare il triplete (Coppa Italia, scudetto e Champions League) e ripetere i fasti dell’annata 2014-15? Possono farcela, a patto di tenere gli occhi bene aperti per parare i colpi che arriveranno loro sopra, sotto e forse anche fuori il pelo dell’acqua.

16 Maggio 2019
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