Depuratore di Chiavari, i molteplici aspetti di un argomento ‘Nimby’
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Depuratore di Chiavari, i molteplici aspetti di un argomento ‘Nimby’

di ALBERTO BRUZZONE

La storia si ripete. Ancora una volta, ancora con un altro giro di giostra. Nonostante i clamorosi ritardi, nonostante le sanzioni europee che sono sempre più incombenti, nonostante le delibere votate, poi rivotate, poi modificate, poi pronte di nuovo a essere ridiscusse.

Quello che non cambia è sempre l’argomento: il depuratore di vallata dell’Entella, quel maxi impianto che, secondo le ultime previsioni, dovrebbe essere collocato nella zona più a sud della Colmata di Chiavari, nella parte più a ridosso del mare, direttamente a filo di banchina. Una soluzione a cui si è giunti nei mesi scorsi, lasciando invece da parte quella del precedente ciclo amministrativo.

Tutti ricorderanno come la collocazione del futuro impianto di depurazione sia stata (insieme alla riqualificazione dell’ex cantiere navale di Preli) l’argomento più caldo della campagna elettorale del 2017: da un lato l’ex sindaco Roberto Levaggi che parlava di un depuratore nella zona del Lido (dopo aver sventato la prospettiva di un mega depuratore alla Colmata a servizio di tutto il Tigullio orientale, compresa Sestri Levante, con tubature che sarebbero dovute passare sotto al mare), dall’altro lo sfidante Marco Di Capua, oggi sindaco, fieramente contrario a questa ipotesi.

Mesi e anni dopo, l’amministrazione Di Capua è effettivamente riuscita a sventare la costruzione del depuratore al Lido, ma è tornata d’attualità l’opzione Colmata. Che, a conti fatti, non è poi così tanto differente.

Ma che cosa succede ora? Questo progetto sta andando avanti? Com’è la situazione? ‘Piazza Levante’ lo ha scritto più volte: mentre il depuratore per Sestri Levante e la Val Petronio, in zona Ramaia, è già in fase di progettazione, dopo aver superato un ricorso al Tar da parte di alcuni residenti, lo stesso non si può dire per quello della vallata dell’Entella. Che dovrebbe stare a ridosso del mare… ma è ancora in altissimo mare.

Iren, a cui spetta la costruzione dell’impianto, sta preparando il progetto, mentre la Regione si interroga, con attente e opportune valutazioni, sull’effettiva convenienza e logicità di costruire un depuratore così vicino al mare, specie dopo quello che è successo lo scorso ottobre, con la tremenda mareggiata che ha flagellato le nostre coste.

L’ipotesi, più volte scritta anche su queste pagine, è quella di arretrare l’impianto, arrivando a realizzarlo nella parte più centrale della Colmata, e cercando comunque di mantenere la distanza minima di cento metri dalle case (al Lido erano trecento metri, tanto per ricordare la cosa).

Ma l’impressione è che la partita non sia affatto conclusa e si torni a ragionare, ancora una volta, in termini di piccoli impianti, a servizio dei singoli comuni o, comunque, di poche realtà messe insieme. Non certo, quindi, un depuratore di vallata, né tantomeno comprensoriale.

Come altro interpretare l’ipotesi che è tornata a circolare nei giorni scorsi, cioè quella di Lavagna che sarebbe intenzionata a costruirsi un depuratore proprio? E come altro interpretare il possibile allaccio al depuratore di Preli da parte del Comune di Carasco? Si sta tornando sulle ipotesi di partenza, tanto care ad esempio al Movimento 5 Stelle?

È un guazzabuglio dov’è davvero difficile orientarsi. L’unica certezza, per il momento, è il voto da parte dei comuni dell’Ato (l’Ambito Territoriale Ottimale della Provincia di Genova), che indica la collocazione della Colmata. Molto difficilmente potrà essere riaggiornato, dopo che è stato rivisto già per due volte (la prima con il maxidepuratore comprensoriale, la seconda con il depuratore di Vallata al Lido). Poi, c’è quella che, più di essere una certezza, è una spada di Damocle: l’arrivo delle sanzioni da parte dell’Unione Europea per i mancati adempimenti in termini di depurazione delle acque.

Ecco poi il capitolo dei dubbi: depuratore a fil di banchina o al centro della Colmata? Difese a mare rafforzate? Depuratore autonomo da parte del Comune di Lavagna? L’impressione, in tutta onestà, è che quest’ultima voce sia uscita come il classico ballon d’essai: ovvero un tentativo di ‘saggiare’ l’opinione pubblica.

È chiaro che Chiavari, se non si facesse il depuratore in Colmata, ne uscirebbe bene. Ma quello di Preli è realmente in grado di essere rimesso in funzione come prima o è veramente a fine vita? E, in questo contesto, che senso ha allacciarvi pure Zoaglie Carasco (cosa che dovrebbe accadere a breve), visto che l’impianto già adesso fatica, si rompe spesso e altrettanto spesso i liquami vengono scaricati in mare?

E, ancora: tra i motivi addotti dall’amministrazione Di Capua per aver lasciato scadere l’iter del Puc iniziato sotto il quinquennio di Levaggi (scadenza che ha prodotto, come abbiamo detto nei numeri scorsi, il ritorno al vecchio Prg di Agostino del 2002, con un’inutile colata di cemento prevista ad esempio nell’ex area Italgas di via Trieste) c’è quello di aver voluto attendere l’ufficialità del depuratore alla Colmata, per riprogrammare sia la Colmata stessa che la zona di Preli. E allora, adesso, perché far allacciare Carasco a Preli se intanto Preli dovrà ‘morire’ e al posto del depuratore il Puc prevede strutture turistiche e recettive?

Il sindaco Di Capua ne ha parlato nei giorni scorsi: siccome il piccolo impianto di Carasco necessita di manutenzione per circa un milione di euro, perché non spendere quella cifra per allacciare già Carasco a Chiavari, realizzando contestualmente la soprastante pista ciclabile? Secondo il sindaco di Chiavari, infatti, ha poco senso riparare un depuratore, quello di Carasco, che poi andrebbe chiuso comunque, una volta funzionante quello futuro della Colmata.

Ma ha senso, invece, allacciare il comune – cinquemila abitanti circa – a un depuratore come quello di Preli, già ampiamente malandato con le sole utenze di Chiavari e Leivi? Oppure ci si espone a dei rischi ancora maggiori?

La proposta di Di Capua nasce sostanzialmente da due motivazioni. La prima: nei giorni scorsi Iren, nel corso di un incontro svoltosi presso Palazzo Bianco, ha ventilato la possibilità di far passare le tubazioni sotto a via Parma. Uno scenario assolutamente sciagurato, per il Comune di Chiavari, perché significherebbe la chiusura della strada con pesantissime conseguenze su viabilità e traffico per chissà quanto tempo. Di qui nasce l’idea di far passare i tubi a fianco all’Entella, in modo da non compromettere la viabilità.

E qui, ecco la seconda motivazione: Palazzo Bianco ha la necessità, tra le altre, di colmare gli enormi e gravissimi ritardi relativi alla realizzazione della pista ciclabile tra Chiavari e Carasco, che a conti fatti viene annunciata e prontamente rimandata da almeno cinque anni. Contestualmente ai lavori per la posa delle tubazioni, il sindaco auspica che possa essere sistemata la parte di sopra.

Ma sono tutti scenari possibili. Siamo ai discorsi, per adesso. E la chiarezza non è certo la principale caratteristica di questo quadro complesso.

Una sola cosa si può dire senza timore di esser smentiti. Una sola cosa accomuna tutti i sindaci delle varie amministrazioni coinvolte dal tema della depurazione delle acque. Ovvero che la costruzione, e soprattutto la futura collocazione del depuratore, è un argomento che gli americani definirebbero Nimby (not in my back yard, ovvero ‘non nel mio cortile’).

Il problema è quando agli argomenti Nimby si aggiungono i politici dumby: cioè quelle sagome che passano da una parte all’altra senza mai decidere, né avere le idee chiare una volta per tutte.

16 Maggio 2019
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