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Maggio 2019

di ALBERTO BRUZZONE La formazione dei ‘tre tenori’ del Tigullio Occidentale non cambia. Matteo Viacava, Carlo Bagnasco e Paolo Donadoni potranno continuare a ‘cantare’ tutti insieme, nel senso di amministrare i loro rispettivi…

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di DANILO SANGUINETI TifosI non juventini, siete stufi del predominio bianconero? Interisti, milanisti, romanisti: masticate amaro per subire da otto anni la supremazia che di stagione in stagione diventa sempre…

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(r.p.l.) C’è voluto un po’ di tempo, ma finalmente, a cinque anni dalla sua morte, la scrittrice e poetessa Elena Bono avrà la ‘sua’ fontana. Quando morì, il 26 febbraio del 2014,…

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La Pro Chiavari condivide con una società di calcio molto famosa in regione l’anno di fondazione: 1893. A differenza però di quella rappresentata da un Grifone di nobile e un po’ decaduto piumaggio, continua a vedere la sua stella risplendere come quando nacque 128 anni fa.

Una stella scura su campo chiaro, quando dominava il bianco e nero e si andava a velocità diversa. Nessuna facile polemica con i tifosi del Genoa. Pensiamo a lodare la capacità di rinnovarsi restando vincente ai massimi livelli posseduta dalla società del presidente Alessandro Cuneo. La recente conquista del titolo italiano da parte di Alessia Marena è il riscontro indiscutibile della bontà delle linea perseguita dal club, della validità degli insegnamenti di tecnici e maestri. Alessia, nove anni, sarà al centro dei festeggiamenti…

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“Avevo sei anni. Un compagno di scuola mi invitò a partecipare alla vendemmia nella vigna dei suoi genitori, a Zoagli. Percorsi velocemente la rapida mulattiera con il cuore che batteva…

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di ALBERTO BRUZZONE Il giorno scelto per l’intervista non è uno qualsiasi. Non lo può essere, non lo sarà mai. Giulia Cancedda compie 28 anni e questa volta la ricorrenza…

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di DANILO SANGUINETI La conoscenza del giapponese alle nostre latitudini, per quanto in aumento, non consente di comprendere appieno il significato del termine Ichi Ban scelto dal club di Recco che…

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Il voto di domenica scorsa era un voto sull’Europa. 

Si chiedeva in sostanza ai cittadini europei se era il caso di confermare un’idea, una visione politica e culturale che, per la prima volta dopo più di 700 anni ne aveva garantiti 70 senza guerre, oppure se si dovesse abbandonare quella visione e ritornare ai nazionalismi, agli steccati, alle identità etniche e religiose, ai populismi di varia natura che erano stati agitati, praticamente in tutte le nazioni, dalle forze politiche del cosiddetto fronte sovranista. 

La risposta è stata chiara e inequivoca. Nonostante il forte arretramento dei popolari e dei socialisti che negli ultimi 30 anni hanno guidato le istituzioni europee, e nonostante la grande vittoria leghista in Italia e il voto importante dei francesi per il Rassemblement National di Marine Le Pen, lo sfondamento sovranista non c’è stato e nel nuovo Parlamento Europeo c’è una larga maggioranza di ispirazione europeista. 

Certo è una maggioranza diversa e più articolata rispetto al passato, e per il momento non è ancora politica. Una maggioranza che avrà bisogno dei verdi, largamente votati dalle giovani generazioni e con una visione diversa ed innovativa, specie in Germania dove ha avuto il più grande successo, rispetto alle rigidità opprimenti dell’austerità e del fiscal compact.  Una maggioranza che avrà bisogno dei liberali dell’ALDE, importanti perché sono l’esempio di un’area moderata che mai ha avuto tentazioni sovraniste e populiste. 

Ecco, il tema oggi è tutto qui. I cittadini hanno dato il segnale fondamentale, ma il più grave errore che il vasto partito europeista non deve assolutamente fare è pensare che nulla sia cambiato e che tutto possa continuare come prima, affidando i destini d’Europa ad una burocrazia guardiana tecnicista ed elitaria e ad un’impostazione tutta giocata sugli equilibri finanziari e di bilancio. 

Il tema vero è che vastissimi strati di popolazione europea hanno dato segni di ansia, di sofferenza, di rabbia e di paura.  E questi sentimenti così diffusi derivano fondamentalmente dalla gravità delle diseguaglianze: diseguaglianza tra chi il lavoro ce l’ha e chi non ce l’ha, diseguaglianze crescenti di reddito, violenta crescita delle diseguaglianze di ricchezza, gravi divari territoriali nell’accesso ai servizi fondamentali tra cittadini delle periferie o delle aree rurali e cittadini dei centri metropolitani, nuove fasce marginali di popolazione, quelle delle aree interne più fragili, gli operai, gli insegnanti. 

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