Non è una città per cani: a Chiavari museruola per tutti
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Non è una città per cani: a Chiavari museruola per tutti

(r.p.l.) Non è un paese per cani. Parafrasando il titolo del film dei fratelli Cohen, che vinse ben quattro Premi Oscar nel 2008 (‘No Country For Old Men’, ‘Non è un paese per vecchi’), ecco l’immagine che, da oggi, darà la città di Chiavari al proprio interno e, soprattutto, al proprio esterno.

E, in questo caso, non c’è nulla da parafrasare, né alcun premio da assegnare. Perché martedì sera, nel corso del Consiglio Comunale a Palazzo Bianco, lo strappo a proposito del nuovo Regolamento per la Tutela degli Animali d’Affezione si è consumato definitivamente.

Il testo è stato votato dalla maggioranza, con l’astensione di Sandro Garibaldi di Chiavari Sempre al Centro – Lega e il no di Roberto Levaggi e Daniela Colombo di Noi di Chiavari. Ma bastano, naturalmente, i suffragi positivi da parte di chi attualmente guida l’amministrazione comunale perché entri in vigore un documento farraginoso, incompleto, inesatto, raffazzonato, con profili di anticostituzionalità e fortemente contestato da quasi tutte le associazioni animaliste e zoofile della città e del Tigullio.

Il regolamento andrà a toccare la vita e le abitudini delle migliaia di persone che possiedono un animale domestico (soprattutto i detentori di cani) ma, nonostante questo, è stato portato avanti all’insegna della divisione, senza un minimo di confronto vero con chi conosce veramente problemi e situazioni. Quando certe misure andranno a toccare i cittadini, e questo avverrà con l’emissione delle ordinanze connesse al regolamento, allora ci si accorgerà degli errori, di quanto in questa partita si sia andati avanti con fretta, approssimazione e senza nessun rispetto delle persone.

In un documento già fortemente vessatorio, in particolare nei confronti dei padroni di cani, come ‘Piazza Levante’ ha avuto modo di evidenziare nel suo numero 50 (l’articolo qui), si è aggiunta, attraverso un emendamento votato martedì dalla sola maggioranza, la ciliegina su una torta che è la quintessenza dell’acidità.

Il punto in questione è il comma 1 dell’articolo 9. Quello ‘famoso’ della museruola nelle aree M. Il testo recitava: “È obbligo dei detentori che nei luoghi pubblici i cani dovranno essere tenuti a guinzaglio la cui lunghezza massima non deve superiore al 1,5 metri (come da O.M. 06/08/2013 e successive proroghe Art. 1 comma 3 lettera a) e che potrà essere adeguata in misure più corte in base alla varia situazioni; in ambienti pubblici i conduttori dei cani dovranno anche essere dotati di museruola, dove dovrà essere indossata al cane in caso di richiesta da parte delle Autorità competenti. In caso di presenza in una area “M” potrà essere indossata al cane nel caso un cittadino lo richieda al detentore. Sui mezzi di trasporto pubblico oppure in situazione di forte affollamento, la museruola andrà comunque indossata (Art. 83 R.P.V. 320/54)”.

La nuova versione, quella che entra in vigore, secondo una proposta presentata da Giorgio Canepa di Partecip@ttiva e Alberto Corticelli di Avanti Chiavari, diventa: “È obbligo dei detentori di tenere i cani a guinzaglio nei luoghi pubblici. La lunghezza massima del guinzaglio non deve essere superiore a 1,5 metri (come da O.M. 06/08/2013 e successive proroghe Art. 1 comma 3 lettera A). È obbligatorio portare con sé una museruola, rigida o morbida, da applicare al cane in caso di rischio per l’incolumità di persone o animali o su richiesta delle autorità competenti, fatto salvo quanto previsto nel comma successivo. La Giunta Comunale potrà individuare delle Aree M, all’interno delle quali vigerà l’obbligo di applicare sempre la museruola a tutti i cani. Dette Aree M sono quelle in cui la Giunta ritiene esista un maggior pericolo per le persone e/o animali (per esemplificazione possono essere individuati i parchi pubblici, le aree pedonali ad alta frequentazione, o altre aree che siano ritenute a rischio). Queste Aree M saranno evidenziate con apposita cartellonistica”.

In sostanza, per superare il monstrum secondo cui, all’interno di un’area M (ovvero un’area museruola), qualsiasi cittadino avrebbe potuto obbligare un altro cittadino a far indossare la museruola al proprio cane (una palese norma non in linea con la Costituzione), si è deciso di tagliare la testa al toro: niente richiesta da parte di altri, né da parte delle autorità competenti. Palazzo Bianco risolve il problema facendo prima: museruola per tutti e tanti saluti.

Ora, le considerazioni sono due: nel testo non si fa alcun tipo di riferimento alla taglia dei cani. Che cosa s’intende per “museruola a tutti i cani”? Che un chihuahua ha la stessa pericolosità di un rottweiler? La Gazzetta Ufficiale, peraltro, precisa che “l’obbligo della museruola non sussiste per i cani di piccola taglia”. Come dovrà comportarsi un cittadino? Come un agente della Polizia Municipale?

Secondo aspetto: le aree M. Il regolamento dice che saranno a discrezione della giunta comunale, attraverso un’apposita ordinanza. Ma, elencando e leggendo le esemplificazioni, è lecito pensare che, a Chiavari, potranno riguardare zone come Parco Rocca o il caruggio. Quindi tutti i cani che usciranno da queste parti dovranno obbligatoriamente indossare la museruola? E come mai di queste aree M non vi è traccia alcuna nei comuni viciniori del Tigullio? Come mai nessuna amministrazione comunale si è sentita in bisogno di riscrivere, pasticciandole, le regole che esistono a livello regionale, nazionale, finanche europeo?

Fiammetta Maggio, assessore comunale ai Servizi Sociali, durante la seduta del Consiglio Comunale ha difeso strenuamente il suo operato: “Questo è un regolamento completamente nuovo. Una cosa che non esisteva. Una novità assoluta per Chiavari. Esisteva il regolamento che c’è per tutti, ma secondo noi non era abbastanza specifico. In passato erano stati già fatti dei tentativi, si era arrivati ad alcune bozze. Ma poi ci si era fermati. Partendo dal discorso delle aree per i cani e avendo questa Giunta intenzione di crearne di nuove, abbiamo rilevato la mancanza di un regolamento complessivo, all’interno del quale normare pure le aree per i cani”.

Palazzo Bianco ha sentito quindi la necessità di legiferare a margine di un regolamento nazionale giudicato incompleto. Compiendo un’operazione che prima si era sempre interrotta sul nascere… chissà come mai.

La Maggio prosegue: “L’iter della stesura è stato assai complesso. Un po’ per la complessità stessa della materia, un po’ per il confronto con le associazioni animaliste, che spesso hanno portato posizioni anche contrastanti. Si è arrivati all’ottava stesura. Ma ora il regolamento è stato snellito, è decisamente più agile, consta di trentanove articoli e rispetta le norme regionali, nazionali ed europee”.

A parte che un testo di diciannove pagine e trentanove articoli tutto può essere giudicato tranne che ‘snello’, l’amministrazione è proprio sicura che non si vada contro a leggi degli enti sovraordinati? È proprio sicura che il regolamento sia al riparo da eventuali ricorsi al Tar?

Sono dubbi che, direttamente in aula, ha sollevato anche Daniela Colombo, annunciando il suo voto contrario: “Questo è stato un percorso travagliato e di finta partecipazione. Non tutte le associazioni sono state coinvolte, anzi. Lo hanno anche messo per iscritto, con toni piuttosto decisi, in una lettera che vi hanno inviato e che chiedo venga messa agli atti. Se gran parte delle associazioni zoofile e animaliste si sono opposte, significa che c’è qualche problema”.

Secondo Colombo, “non è compito del Comune né indicare la lunghezza del guinzaglio né decidere quali aree sono più pericolose e quali meno. Né, tantomeno, imporre la museruola a tutti i cani, equiparando i piccoli ai grandi, quelli innocui a quelli più vivaci. Votiamo contro perché noi sì che abbiamo discusso con le associazioni, che non condividono per nulla questo testo, né il modo di procedere. E, attenzione: sono loro che conoscono il mondo degli animali, non noi. Invece qui entra in vigore un regolamento disconosciuto dalle associazioni, in presenza di un’amministrazione che dice, mentendo, di averle coinvolte”.

Noi di Chiavari ha proposto undici emendamenti, di cui quattro sono stati approvati. Ma l’impianto complessivo del testo è rimasto inalterato.

Delusione da parte delle associazioni, che si riuniranno nei prossimi giorni per capire quali iniziative intraprendere. Anna Bruzzone, referente della Lida Tigullio, afferma: “Ci si è accorti che, forse, lasciare il potere a un cittadino di imporre a un altro la museruola per il suo cane non era esattamente costituzionale. Ma anche l’obbligo di museruola per tutti fa ridere. Ci sono cani pericolosi, cani anche di grosse dimensioni ma buonissimi, cani di piccola taglia. Li equipariamo tutti? Su queste cose bisognava ragionare meglio. Noi ci siamo sfilati dal tavolo perché, nonostante avessimo chiesto a più riprese una copia in digitale della bozza di regolamento prima delle riunioni, in tempo utile per poterla studiare, ce la vedevamo sempre consegnata in cartaceo al momento delle riunioni stesse. Quindi senza nessuna possibilità di capire e analizzare che cosa vi fosse all’interno. Un modo di fare che non abbiamo mai condiviso né accettato. Peccato, perché avevamo molti suggerimenti da dare”.

Bruzzone ribadisce: “Continuo a sostenere che questo testo è vessatorio. Che non contiene nessun elemento migliorativo e che è fortemente penalizzante per chi possiede un cane, che viene discriminato in tutti i modi. Peraltro, a noi non risulta, né è mai risultato, che a Chiavari ci sia tutta questa conclamata fobia verso i cani. Non è certificata da alcuna parte. Tutto questo è senza senso. Anche il discorso delle aree M non lo capiamo: perché il sindaco non dice subito quali saranno? Perché un conto è l’obbligo di una museruola su un cinque per cento di territorio urbano, un altro conto è su un ottanta per cento. Io credo che, con tutto questo, non si faccia un favore né alle migliaia di chiavaresi che possiedono un cane, né ai turisti che vengono in città. Se non posso portare il cane, se devo sottostare a leggi e leggine, allora sceglierò un altro comune. Personalmente, non mi viene voglia di venire a Chiavari con i miei cani dopo aver letto queste cose”.

Il primo strappo fu la bottiglietta per ‘lavare’ la pipì dei cani. Il secondo l’obbligo della museruola. Quando la smetterà, questa città, con questa amministrazione, di farsi male da sola nell’insulso e velleitario tentativo di giocare a far la prima della classe?

14 Marzo 2019
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