“In tempo de guera… ciù musse che tera” (3): ‘L’anno bellissimo e la ripresa incredibile’ del premier Conte
Attualità, editoriale

“In tempo de guera… ciù musse che tera” (3): ‘L’anno bellissimo e la ripresa incredibile’ del premier Conte

Mentre da ogni parte arrivano segnali e cifre estremamente negativi sul futuro economico dell’Italia, il governo risponde con un atteggiamento surreale. “Il 2019 sarà un anno bellissimo, ci sono le premesse, abbiamo un programma di ripresa incredibile”, ha detto qualche giorno fa il premier Conte ad un’assemblea di cooperatori assai perplessi e preoccupati. 

Da cosa derivi tanto ottimismo è difficile capire. 

Dopo quattordici trimestri consecutivi di crescita, l’Italia ha infatti collezionato due trimestri consecutivi di decrescita, entrando ufficialmente in recessione tecnica. Il nostro Paese è l’unico dell’Eurozona ad essere in questa situazione, è l’unico Paese OCSE ad aver registrato un calo dell’occupazione nel terzo trimestre del 2018 e i dati Istat ci ricordano che da quando c’è il governo del cambiamento in Italia ci sono 76.000 occupati in meno, 123.000 occupati a tempo indeterminato in meno e 84.000 precari in più. 

Ma di fronte a tutto ciò il vice premier Di Maio ha sostenuto che tale negativa situazione sia il risultato di quanto è stato fatto dai governi precedenti. 

In particolare Di Maio, dimostrando ancora una volta la sua grave ignoranza sui fondamentali dell’economia, ha sostenuto che la principale colpa dei governi Renzi e Gentiloni sia stata quella di favorire le industrie esportatrici deprimendo così la domanda interna (sic!).

L’altro vice premier Salvini dinanzi ai numeri Istat che certificano l’ingresso dell’Italia in recessione dice che a lui “i numeri dell’Istat non interessano”, ma che invece segue con molta maggiore attenzione le sottoscrizioni dei BOT (che effettivamente all’ultima asta sono andati meglio di quelli di dicembre).

La Trimurti governativa (Conte, Di Maio, Salvini) dinanzi alla caduta del PIL, al crollo della fiducia, al crollo della produzione industriale, al crollo del fatturato dei servizi, al crollo della capitalizzazione di Borsa, al crollo della domanda interna, all’aumento del rendimento dei titoli di stato, fa finta di di niente, nega la realtà e spara cazzate. 

In particolare, non ammette che tutto ciò è avvenuto da quando si è insediato il governo del cambiamento populista, ed imputa la difficile situazione dell’economia italiana a un complotto delle élite europee magari in combutta con la Trilateral, i Savi di Sion, i parenti di Renzi e i cugini di Juncker. 

Ma la verità ormai è sotto gli occhi di tutti: la recessione italiana non è figlia del passato. Purtroppo è figlia e conseguenza di un presente dominato da un governo irresponsabile.

Il governo pentaleghista ha fatto di tutto per alimentare la sfiducia nei confronti del Paese, facendo fuggire i capitali stranieri, disincentivando le imprese ad investire e ad assumere, disinteressandosi completamente del debito pubblico, che invece, con la sua enorme dimensione, è il vero cappio al collo dell’economia italiana, combattendo le grandi opere (a quando il blocco della TAV?), aumentando le tasse (a quando l’introduzione di una patrimoniale sugli immobili?), mettendo in difficoltà le banche con la crescita dello spread e destinando le poche risorse disponibili non ad investimenti per il futuro ma a politiche assistenziali (quota 100 e reddito di cittadinanza). 

Nonostante il consenso che ancora la maggioranza degli italiani riserva ai due partiti di governo (in forte crescita la Lega, in forte calo il M5S), diverso è il giudizio sulla situazione economica e sui provvedimenti del governo. 

Stando ad un sondaggio dell’IPSOS solo il 33% degli intervistati è del parere che l’esecutivo sia in grado di favorire lo sviluppo dell’Italia. 

Il 54% boccia le misure economiche adottate dal governo, su tutte il reddito di cittadinanza, che “non aiuta la crescita”. Anche il cosiddetto ‘decreto dignità’ divide il Paese: 48% i pareri negativi e solo 40% i favorevoli. 

Come al solito l’economia non perdona, e siccome le prospettive sono tutt’altro che rosee, come incredibilmente ci continuano a raccontare Conte e i suoi vicepremier, quando la crisi morderà duro colpendo come sempre prima le fasce più deboli, il consenso svanirà. 

Ci ritroveremo allora con un Paese ancora più in difficoltà e gli italiani capiranno che il governo del cambiamento è stato una gigantesca bufala. 

Speriamo che non succeda troppo tardi. 

7 Febbraio 2019
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