Silvia Cambiano è la nostra sportiva per il 2018
Sport

Silvia Cambiano è la nostra sportiva per il 2018

di DANILO SANGUINETI

Silvia Cambiano per noi è la sportiva del 2018. Al declinare dell’annata, è buona regola compilare i centoni e stilare le classifiche che mettono a confronto vittorie, coppe, premi, performance per scegliere l’atleta o la squadra o la società degni di intitolarsi i dodici mesi che vanno in archivio.
La ragazza 28enne di Sestri Levante non rientra in nessuna di queste categorie, e allo stesso tempo le riassume tutte.
E’ la portabandiera di un popolo che nome e volto quasi mai ha, è la campionessa della Generazione Fregoli, di coloro che oggi navigano tra i venti e i trenta e che hanno dovuto inventarsi un nuovo modo di vivere nello e di sport, suddividendosi in una miriade di impegni, interessi, occupazioni per avere di che vivere senza rinunciare a una loro idea di fare educazione sportiva, di propagandare l’amore per l’attività fisica.

Nell’Italia del 2018 il lunario è stato difficile da sbarcare per chiunque, a maggior ragione lo era (e tutto lascia prevedere lo sarà) per chi ha studiato, approfondito, elaborato, aggiornato le metodologie dell’insegnamento di varie discipline.
La regola sempre più d’oro ‘di sport non si campa’ vale per chiunque oggi non sia un calciatore professionista, per qualche tecnico e dirigente specializzato del settore. E sei sei una laureata in scienze motorie? Nella stragrande maggioranza dei casi sei nei guai oppure sei… Silvia Cambiano che, finita l’università, si specializza in ginnastica posturale, che preso il master insegue e ottiene il brevetto per istruttore di nuoto di 2° grado, che avuto il brevetto pensa bene di conseguire il diploma da allievo allenatore di volley.

Basta così? “Per ora sì, il tempo che mi rimane, assolti gli impegni di lavoro, non è molto. Conto però di recuperare i prossimi anni”. A Silvia piace scherzare perché un sguardo alla sua agenda fa venire il dubbio che ci siano in giro due suoi cloni.
‘Silvia 1’ ha un impegno fisso al mattino con ‘Ginnastica Levante’, società nata da poco che opera a Sestri in via Negrotto Cambiaso e che propone sedute individuali e collettive di ginnastica posturale e pilates. “Di mattina sono quasi sempre lì, è l’impegno più solido che ho preso, ci credo molto”.
Se c’è qualche ora di buco, la si occupa con una lezione nelle scuole elementari o medie dove per conto di qualche club presenta ai bambini diverse discipline.

‘Silvia 2’ emerge nel pomeriggio: “Due volte la settimana sono nella piscina del Parco Lavagna dove per conto di Lavagna 90 miglioro la loro acquaticità e insegno i primi rudimenti del nuoto ai bimbi in età prescolare e dei primi anni di scuola. Due volte alla settimana sono nella palestra delle elementari Mazzini a Sestri Levante per lezioni di propedeutica alla pallavolo per conto del Volley Sestri. Infine altra coppia di pomeriggi dedicati alla Arinox Team Running Levante, il club podistico un tempo a Chiavari e che ora si divide tra Cogorno dove ha allestito con materiale di recupero una pista di atletica e il Parco Mandela di Sestri dove la pista di atletica c’è dalla scorsa primavera. Anche qui mi occupo dei più piccoli, della ginnastica preliminare e delle prime prove di corsa e di altri esercizi atletici”.

Le sue ore, giorni e settimane sembrano frenetici, sino a quando non si scopre che c’è anche ‘Silvia 3’. Da un anno e mezzo è diventa mamma: “Questa è stata la specializzazione più tosta! L’arrivo di Sveva (una principessa capace di strappare la scena alla sempre graziosa mamma, ndr) mi ha costretto a ottimizzare il tempo a disposizione. Obbligatori altri sacrifici, lascio la bambina al Nido per cinque giorni, per fortuna che la struttura privata accetta il tempo pieno. Solo alla sera me la posso godere”.
‘Maga Magò’ Cambiano vive a Sestri Levante, anzi a Riva Trigoso, anzi a Renà, come fa puntigliosamente osservare: “Sapete che noi della ‘frazione’ ci teniamo a marcare le differenze con quelli della Bimare”.
Poi torna seria “Ci sto benissimo, un’oasi di pace, certo un po’ decentrata rispetto ai posti di lavoro, ma è un prezzo che pago volentieri, anche se la casa se la godono Sveva e il mio compagno che fa l’architetto e che ha tempi e orari più rilassati rispetto ai miei”.

A questo punto scatta inesorabile il ‘ma chi te lo fa fare’: le risposte che Silvia si sente di dare sono due, una logica e una di pancia. “Avere molte frecce nel proprio arco è di questi tempi una sorte di assicurazione sul lavoro che ciascuno di noi, ancora giovani e già alla ricerca di un ancoraggio nel mare del lavoro, dovremmo fare. Sono collaborazioni che funzionano ma so benissimo che sono percorsi che potrebbero interrompersi in qualsiasi momento, per motivi non dipendenti né da me né dai miei datori di lavoro. Tocco con mano ogni giorno gli ostacoli, le peripezie, gli affanni che le società affrontano per far quadrare i conti e allo stesso tempo tenere fede alle loro ‘mission’. Non insistere solo su una via permette di minimizzare il rischio di trovarsi dall’oggi al domani nelle sabbie mobili”.

Poi c’è l’altra spiegazione, forse quella vera, anche se Silvia ha pudore a riconoscerlo: “Io sono una ultrà dello sport. Mi piacciono tutti, ne pratico parecchi e poter insegnare quelli che ho studiato per me è un divertimento prima che un impegno. Soprattutto mi piace lavorare con i più piccoli”.
Oltre al contatto umano, ci sono nuove metodologie di insegnamento, Silvia le ha apprese, provate, migliorate. “Come diceva un mio insegnante, c’è da allenare non solo dei piccoli atleti ma anche chi ce li affida, i dirigenti in primis. Credo che chi si avvicina a uno sport non deve essere spaventato, non si debba eccedere nella severità. Serietà sì, maniacalità e pedanterie no. Per esempio, provo a cambiare disciplina, qualche volta a dedicare le ore a un gioco invece che a esercizi ripetuti in maniera ossessiva. Prima dei dodici anni non ci sono atleti ma solo bambini e bambine che cercano la loro strada. Non obblighiamoli a sentire l’ora di ginnastica come una costrizione. Ci sarà tempo e modo per approfondire, per migliorare. Tenendo sempre presente che si può essere bravi in una disciplina anche senza essere campioni e anche se non si è bravi, se ci si diverte e si fa sana attività motoria è sempre un guadagno, per l’individuo e la collettività”.

Con simili teorie pedagogiche si comprende perché ‘la prof Cambiano’ è un idolo in ogni scuola dove si presenta. E che il premio sportiva dell’anno sia meritato per più di una ragione. Senza neppure dover accennare che esiste pure una ‘Silvia 4’. Nei weekend e nelle festività più importanti va a dare una mano ai genitori nel panificio di famiglia, a Chiavari, in Corso Garibaldi.

No, esagera, è davvero troppo; conceda un po’ di tregua a noi comuni pappemolli, rovinate da neppure mezz’ora di jogging o tapis roulant, ammutoliti e allo stesso tempo ammirati da una iperattività senza ombre. Limitiamoci ad augurarle un 2019 meraviglioso quanto si merita. Che si riconosca che sono persone come lei a tenere in piedi la baracca. A detta di chi sta in alto, dovremmo essere alle soglie di un cambiamento, di meravigliosi miglioramenti. Ma questo non ci sentiamo di predirlo a Silvia che è specializzata in ginnastica posturale e siamo certi saprebbe come assestarci una pedata… funzionale.

27 Dicembre 2018
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