Home Approfondimento Chiavari, il linguistico negato senza una vera spiegazione

Chiavari, il linguistico negato senza una vera spiegazione

da Alberto Bruzzone

Foto di gruppo davanti all’ingresso della scuola per alcuni studenti dell’istituto ‘In Memoria dei Morti per la Patria’

(r.p.l.) La domanda sorge spontanea. Anzi, le domande. Ma Chiavari è ancora la città capofila del Tigullio? Oppure dopo la pesantissima mazzata dovuta alla chiusura del tribunale, tutta questa antica gloria è svanita? Ci sono interessi politici, economici, di conoscenze, per far sì che sia un altro comune della costa a diventare punto di riferimento? Che senso ha parlare di polo scolastico alla Colmata se si parte menomati in partenza? Perché la Regione Liguria intende negare l’indirizzo linguistico all’Istituto ‘In memoria dei morti per la patria’? Perché non arricchire l’offerta formativa? Che cosa c’è sotto?

L’articolo parte, insolitamente, con una raffica di interrogativi. Ma il motivo c’è. Perché quella che sta vivendo uno degli istituti superiori considerati migliori non solo a Chiavari ma in tutto il territorio del Levante è una situazione veramente assurda. Senza senso. E senza spiegazione alcuna, almeno sino a che qualcuno non verrà a metterci la faccia e a darne una. Possibilmente plausibile.

La questione è semplice. A metà novembre, periodo di preiscrizioni per quasi tutte le scuole di ogni ordine e grado, l’istituto tecnico ‘In memoria dei morti per la patria’ si presenta, nell’ambito della rassegna ‘Orientamenti’ organizzata dalla Regione Liguria, con questa offerta: indirizzo tecnologico, indirizzo economico, corsi serali con recupero anni (una delle novità) e liceo linguistico (seconda e principale novità), nel quale verranno proposte a scelta, come spiega il professor Maurizio Massa, referente dell’istituto, “le principali lingue comunitarie, inglese, francese, tedesco e spagnolo come percorso tradizionale e in aggiunta il percorso Esabac volto ad ottenere il doppio diploma di maturità anche in francese (Baccalauréat). Il Liceo affiancherà così i tradizionali corsi Amministrazione, Finanza e Marketing (ex Ragioneria), Sistemi Informativi Aziendali Sia (per lo studio specifico dell’Informatica), Relazioni internazionali per il Marketing Rim (per lo studio specifico di ben 3 lingue straniere). Per il settore Tecnologico abbiamo le due articolazioni: Costruzioni, Ambiente e Territorio (ex Geometri) con Opzione Tecnologia del Legno unica in Liguria. Sempre dal prossimo anno, inoltre, saranno avviati anche due corsi serali per ‘ragionieri’ e ‘geometri’, per soddisfare le richieste che in tal senso stanno provenendo dal territorio”.
Il punto centrale è in fondo: le richieste. A Chiavari c’è richiesta di un indirizzo linguistico. Manca da quando è stato chiuso il liceo paritario Santa Marta. Eppure, tanti studenti sono interessati, le famiglie chiedono, la domanda esiste. Per il principio basilare dell’economia, vi dovrebbe, a questo punto, corrispondere un’offerta.

Difatti l’istituto ‘In memoria dei morti per la patria’ ragiona in questa direzione. E si ‘vende’ l’indirizzo nelle locandine, al salone ‘Orientamenti’, sui social e con il passaparola. Tutto perfetto. E poi? Qualche giorno dopo, la giunta regionale esprime un orientamento negativo, rispetto all’accrescimento dell’offerta. Un fatto singolare: perché non solo va contro a un parere positivo da parte della Città Metropolitana, ma soprattutto è in palese contraddizione con il contenuto delle locandine e con il progetto presentato da ‘Orientamenti’, dove proprio la Regione figurava tra gli organizzatori.
Una figura barbina. E senza senso. La spiegazione che viene data è a dir poco risibile: “Non è opportuno costituire sovrapposizioni di indirizzi di studio all’interno del medesimo distretto formativo, nel quale l’indirizzo liceo linguistico è già previsto, da diversi anni, al liceo ‘Da Vigo/Nicoloso da Recco’ di Rapallo”. Ci sono decine e decine di sovrapposizioni, si parla di libero mercato, sempre più la scuola è stata trasformata in azienda ma il liceo linguistico a Chiavari no, non si può fare. Alla faccia del diritto allo studio. Prima si promuove un’offerta, poi la si ritira? Scusate, ci siamo sbagliati: ma che cavolo di senso ha?

Di fronte a questo mostro di situazione, tutti hanno chiesto un ripensamento, da parte dell’ente di De Ferrari. La decisione finale, e definitiva, è stata rimandata al prossimo 13 dicembre, dopo che, in commissione, i consiglieri regionali del Tigullio – Luca Garibaldi del Pd, Claudio Muzio di Forza Italia, Fabio Tosi del Movimento 5 Stelle e Vittorio Mazza della Lega – hanno chiesto chiarimenti e segnalato l’alta richiesta da parte delle famiglie. Ma il bello, anzi il brutto, è che qualche giorno prima, ovvero il 6 dicembre, all’istituto ‘In memoria dei morti per la patria’ è fissato un open day. E che cosa potranno presentare i professori della scuola, non sapendo come andrà a finire? Perché un istituto che, come stabilito dalle recenti normative, è pressoché equiparabile a un’azienda viene tenuto in questo limbo? Perché viene penalizzato rispetto agli altri?

Come per altre battaglie, anche su questa la politica ha fatto fronte. Tra i primi a intervenire, Luca Garibaldi: “Chiavari, principale polo scolastico del Tigullio, non ha più da anni un percorso formativo linguistico. Molti studenti, soprattutto nella Val Petronio, nell’entroterra, nei primi comuni dello spezzino, sono costretti, se vogliono frequentare un linguistico, a scegliere non solo Rapallo, ma, sempre più spesso, Recco o addirittura Genova. Per cui, proprio nel momento in cui si riaprono delle prime classi di istituti nell’entroterra, per agevolare gli studenti, è un controsenso non attivare un indirizzo linguistico a Chiavari, che raccoglie un’esigenza reale di tante famiglie e ragazzi. La cosa strana è che la proposta di non approvare il nuovo linguistico di Chiavari Regione Liguria l’ha annunciata dopo che ad ‘Orientamenti 2018’, organizzato dalla stessa Regione Liguria, il ‘Morti per la Patria’ presentava la sua offerta formativa per il prossimo anno, comprensivo del nuovo indirizzo linguistico. Oggi comincia l’esame della proposta in Commissione regionale e poi arriverà in Consiglio. Chiederò alla giunta regionale e all’assessore Cavo di cambiare questa proposta e dare il via libera a una opportunità formativa in più per Chiavari e il Tigullio. Spero che su questo tema di buon senso – conclude il consigliere regionale del Pd – ci sia il sostegno anche degli altri consiglieri del Tigullio, indipendentemente dal colore politico”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Giovanni Boitano: “Per molti ragazzi che provengono dall’entroterra, raggiungere gli istituti presenti a Rapallo e a Recco significa mettere in conto l’utilizzo di due mezzi, corriera e treno, con tutti i disagi che ne conseguono, anche a causa dei sempre più frequenti ritardi. Non si tratterebbe pertanto di una sovrapposizione nello stesso distretto formativo, ma della possibilità di ridurre i tempi di percorrenza tra casa e scuola per tanti studenti”.

Sulla scena chiavarese, il gruppo consiliare di minoranza di Noi di Chiavari, formato da Roberto Levaggi, Daniela Colombo e Silvia Garibaldi, domanda “quali azioni abbia intrapreso l’amministrazione Di Capua sulla questione”.
Il sindaco spiega: “Non ha senso negare l’indirizzo dopo che è stata fatta la presentazione. E’ una cosa assurda. Non capisco perché la cosa si sia inceppata. Come amministrazione di Chiavari, faremo di tutto per far mantenere alla Regione la decisione del linguistico. Abbiamo già sensibilizzato i consiglieri regionali, siamo al loro fianco. L’assessore Fiammetta Maggio nei prossimi giorni andrà a colloquio con l’assessore regionale Ilaria Cavo per provare a dirimere la questione. So che c’è anche l’ipotesi di aprire a Chiavari una succursale del ‘Da Vigo’. Sarebbe la classica soluzione di compromesso. Infatti, se è vero che esiste il libero mercato e che ormai anche le scuole si fanno la concorrenza, sarebbe bello che ci fosse un indirizzo vero e proprio. Perché ne andrebbe a guadagnare la qualità. Poi chi è più o meno bravo, questo viene dimostrato con il lavoro”.
Di Capua ricorda: “Moltissime famiglie chiavaresi mi hanno chiesto con forza di intervenire per difendere l’indirizzo linguistico. E anche tante che vivono nelle vallate, sino alla Val Petronio. Ma vi immaginate per questi ragazzi che cosa significa arrivare sino a Rapallo?”.
I concetti chiave sono concorrenza ma anche indotto. Perché una scuola frequentata da centinaia di ragazzi porta indotto. Inutile girarci in giro. Ed è questo, probabilmente, uno dei pensieri principali di chi non vuole spezzettare l’offerta. E vi si sta opponendo. Il classico esempio in cui proclamarsi liberali e liberisti fa a botte con gli interessi di campanile. Il dilemma è come venirne fuori. Possibilmente salvando la faccia.

L’altro tema è quello della centralità di Chiavari. Politica, economica, imprenditoriale. Sempre più ci si chiede dove sia finita (lo raccontiamo approfonditamente nell’editoriale di questo numero). A volte si ha come l’impressione che la città, complici alcune scelte e una campagna elettorale che non ha risparmiato sonore bordate anche a chi governa la Regione, da parte di chi ha vinto, sia finita in un pericoloso arroccamento. Dal quale ora ci si è accorti che è meglio uscire. Perché da soli non si va da nessuna parte e si finirà sempre, irrimediabilmente, per essere sconfitti.

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