La lettera del padre di un disabile: meno barriere architettoniche
Approfondimento, Attualità

La lettera del padre di un disabile: meno barriere architettoniche

di ALBERTO BRUZZONE

Il tema suscita sempre commenti, moti d’opinione, indignazione, dibattiti. E’ un grande classico. Ma quando poi c’è da entrare nel concreto, molto spesso le barriere architettoniche rimangono tali.
Barriere, per l’appunto. Strutture che dividono e discriminano persone rispetto ad altre persone. Solo per il fatto di esser state meno fortunate. Di dover vivere su una carrozzella.
Solidarietà al 100%, ma l’impegno purtroppo non è mai pieno, quando si tratta materialmente di agevolare la vita a chi non può camminare.
A Rapallo, che oltre a essere il sesto comune ligure per numero di abitanti (quasi trentamila), è una località turistica d’eccellenza, il discorso è tornato attuale qualche giorno fa. Ci ha pensato Nadia Amalia Molinaris, ‘anima’ del Circolo della Pulce e già candidata sindaco alle elezioni amministrative di quattro anni fa. La Molinaris, in maniera assolutamente costruttiva (l’appoggio al sindaco Carlo Bagnasco è sempre stato dichiarato in via ufficiale), ha nuovamente ‘punzecchiato’ il primo cittadino e la giunta (essendo una ‘pulce’, non potrebbe essere altrimenti) su un argomento da sempre caro al Circolo. Lo ha fatto pubblicando sul proprio blog (e su Facebook) la lettera di un cittadino, Paolo Rosa. ‘Piazza Levante’ la ripropone in integrale, in quanto fulcro della riflessione.

“Oltre al danno anche la beffa?
Ho un figlio di 18 anni con atrofia muscolare spinale, patologia per cui è esentato dal controllo periodico della disabilità.
Per mia distrazione ho fatto scadere il permesso disabili. Ho pagato l’obolo per non perdere ulteriore tempo con contestazioni burocratiche e con la speranza che questi fondi contribuiscano ad eliminare le residue barriere architettoniche presenti a Rapallo. Visto che spesso, anche dopo la ristrutturazione, contrariamente agli obblighi di legge, l’accesso ai locali non viene adeguato. Un esempio lampante il ‘Caravaggio caffè’ per cui avevo anche mandato una mail a Sindaco, Circolo della Pulce e Levante News.
Ma dover anche rinunciare a due punti sulla mia immacolata patente mi pare veramente eccessivo.
In allegato verbale di accertamento della disabilità grave.
La prego di verificare se anche in questo caso è necessaria anche la decurtazione dei punti della patente.
Cordiali saluti!
Paolo Rosa”

In maniera civilissima e urbana, il signor Rosa chiede che i soldi della multa da lui pagata servano proprio per abbattere le barriere architettoniche. Una nobile intenzione.
A rafforzare la sua posizione, tutto il Circolo della Pulce. Che ha chiamato in ballo il sindaco Bagnasco in particolare su una zona: quella del Santuario di Montallegro.
La questione è spiegata con puntualità da Nadia Molinaris: “Il sindaco, che ringrazio, ha sempre avuto porte aperte rispetto alle nostre istanze. Per questo, in pieno spirito di collaborazione, continuiamo a fare le nostre segnalazioni. Sarebbe bello, anzitutto, eliminare gli scalini per arrivare alla funivia di Montallegro. E, una volta giunti al santuario, risolvere il problema dei sette gradini che impediscono a un diversamente abile di entrare dentro la Casa del Pellegrino. Mi sembrano due interventi a basso costo, ma importanti per valorizzare ancor di più una zona molto frequentata dai turisti e che tutti, e sottolineo tutti, meritano di poter vedere”.
La Molinaris spiega: “Mentre per la chiesa c’è un ascensore, per la Casa del Pellegrino non vi è nulla. Ed è un vero peccato. A queste cose bisogna prestare attenzione. Continuiamo con forza a chiedere l’eliminazione di queste barriere”. La ‘Pulce’ ricorda anche come ci sia l’impegno da parte di una realtà privata: “La struttura per la terza età Minerva si è detta disposta a dare una mano. Per questo chiediamo al sindaco di tornare sull’argomento”.
La Molinaris traccia un paragone – piuttosto marcato – con una località austriaca dove ha passato parte dell’estate. “Sono stata in ferie in un piccolo paese dell’Austria, Velden am Wörther See, a venti minuti dall’Italia, non certo in capo al mondo. Qui sono stati eliminati, nel centro, persino i marciapiedi, per permettere a  tutti i pedoni, compresi quelli che si spostano in carrozzina, di attraversare agevolmente da una parte all’altra. Le attività commerciali non hanno neppure un gradinetto di due centimetri, le più piccole stazioni ferroviarie sono attrezzate per i disabili. In quattro mesi è stata rifatta completamente la stazione con sottopasso e ascensori e i tabelloni degli orari prevedono anche quelli ad altezza disabili. Inoltre, i marciapiedi di attesa sono stati alzati in modo da essere a livello e senza barriere con le porte di accesso dei treni”.
Poi, cita la lettera di Paolo Rosa e aggiunge: “Chi mi conosce sa che mi batto da anni perché le barriere architettoniche vengano abbattute, insieme e soprattutto a quelle mentali, affinché ognuno di noi diventi ‘diversamente sensibile’ verso chi è diversamente abile. Questo non perché io abbia un figlio come Paolo Rosa gravemente malato, ma perché è un senso di civiltà l’attenzione verso chi si sposta in carrozzina”.
Ed ecco rinfocolarsi l’antica battaglia: “Già a suo tempo, in merito al locale citato da Paolo, denunciai il fatto parlando direttamente con l’assessore al Turismo e Commercio, che mi assicurò i dovuti controlli e qui mi appello nuovamente, soprattutto al sindaco Carlo Bagnasco, perché la lettera di Paolo Rosa non cada nel vuoto, ma soprattutto per riportare ancora una volta l’attenzione su questo problema che, quando succede qualche fatto che arriva alla cronaca, ci vede tutti indignati, ma che dopo poco ci vede ostruire con l’auto uno scivolo o occupare abusivamente un parcheggio riservato. Spero quindi che tutto ciò non si riduca a semplici dichiarazioni di solidarietà e impegni per tornare dopo poco nel silenzio più assordante”.

Mario, un disabile in carrozzina, sulla vetta del Monte Lussari, a 1789 metri sul livello del mare. E’ chiamata la ‘montagna senza confini’

La Molinaris si sofferma e continua a battere su un concetto fondamentale: “Le prime barriere da abbattere sono quelle mentali, io lo dico da sempre. Mio papà stava su una carrozzella. E’ mancato nel 1975. Di recente, a seguito di un infortunio, mi è capitato di dover stare per qualche mese anche io su una seggiola a ruote. E, purtroppo, devo dire che dai tempi di mio papà non è cambiato quasi nulla. Non sono cambiate le persone, e questa è la cosa più grave”.
Sono le persone, infatti, ad aver scritto una legge che, per le orecchie di chi la sente, pare inaccettabile. La norma in questione viene citata dall’assessore Elisabetta Lai, che è stata la prima a rispondere all’appello della Pulce: “La legge 13/1989 va applicata se si effettuano interventi di ristrutturazione edilizia sull’edificio. Non si è tenuti a rispettare le norme di questa legge, quindi, negli interventi di manutenzione straordinaria, manutenzione ordinaria, restauro e risanamento. Tuttavia, pur non essendo dovuto, nella maggior parte dei casi di rinnovamento dei locali, gli uffici chiedono di eliminare le barriere architettoniche. Il ‘Caravaggio caffè’ ha fatto lavori non qualificabili nella ristrutturazione edilizia e pertanto la legge non lo obbligava ad eliminare le barriere architettoniche. Tuttavia, dalla lettura degli atti amministrativi, emerge che l’accessibilità per disabili è garantita dall’ingresso secondario e all’interno vi è una pedana in legno per superare il dislivello tra le due aree dello stesso locale. Nel piano del dehor, che dovrà essere approvato, è stata inserita una norma al fine di obbligare (anche se leggi nazionali e regionali non lo prevedono) chi rinnova un locale pubblico ad eliminare le barriere”.

L’anomalia, secondo Molinaris, è proprio il fatto di non ‘essere tenuti’ a eliminare le barriere architettoniche, quando si tratta di manutenzioni o ristrutturazioni. “Non dovrebbe valere la legge, bensì l’umano sentire. Quel ‘non dovuto’ fa sentire i disabili persone diverse. Io trovo che sia molto grave. E che occorra fare ancora molta, ma molta strada, in termini di consapevolezza”.
Paolo Rosa, l’autore della lettera, la vede così: “Sono contento e ringrazio la giunta, che ha previsto nel piano per i dehor una norma riguardante appositamente l’accessibilità. Speriamo che venga approvata e confermata. In ogni caso, speriamo che la nostra Rapallo, dico nostra perché dopo 40 anni che la frequento la sento anche un po’ mia, diventi sempre più accogliente ed accessibile. E che tutti possano capire che una rampa ben fatta, come al ‘Focone’, al ‘Gran Caffè Rapallo’, da ‘Eldolz’, da ‘Tossini’ di via Venezia, al di là degli obblighi di legge e dei cavilli, non fa che portare civiltà e attirare anche quei clienti ‘carrozzati’, facendoli sentire normali. Senza obbligarli a giri strani, a passare dal retro, a sentirsi ancora una volta diversi e ai margini. Da parte mia sono già anni che, anche quando non sono con mio figlio, cerco di evitare accuratamente i locali o gli esercizi commerciali che non siano facilmente accessibili per tutti”.

Piccoli grandi gesti per scalfire, pezzo dopo pezzo, muri ancor più spessi di quelli in cemento e mattoni. Magari il mondo fosse tutto come il Monte Lussari. A 1789 metri sul livello del mare, proprio nel punto in cui s’intrecciano i confini di Italia, Slovenia e Austria, questo posto è denominato il ‘monte senza confini’, perché tutti vi possono arrivare.
Se è possibile in vetta a una montagna, lo dev’essere, a maggior ragione, per andare a prendere un caffè.

6 Settembre 2018
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