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Atp, dal baratro alla risurrezione: storia di un miracolo

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

Nel 2013 l’azienda sembrava spacciata. L’intero sistema del trasporto pubblico locale a un passo dal tracollo. Sembra storia di decenni e decenni fa, invece è passato pochissimo tempo.
Ma in questi cinque anni l’Atp, ovvero l’Azienda di Trasporti Provinciali (le corriere ‘blu’ che sono operative nei comuni extraurbani rispetto a Genova, da Ponente a Levante), ha compiuto un’autentica rivoluzione. Dall’esito positivo del concordato in continuità concesso dal Tribunale, che ha consentito di rinegoziare i debiti e di salvare la ‘baracca’, è stato tutto un percorso all’insegna del miglioramento: del servizio, del parco mezzi a disposizione, degli orari, delle corse e della loro quantità, del numero di biglietti venduti, dei controlli anti-scrocconi e, non meno importante, dell’immagine, del marketing e della comunicazione.
Oggi la procedura concorsuale è solamente un ricordo e si può invece parlare di navette speciali, autisti che studiano la lingua inglese, l’attesissimo e apprezzatissimo ‘Discobus’ per il popolo della notte. E tanto, tanto altro ancora.

Enzo Sivori, da anni manager nel settore del trasporto pubblico locale e profondo conoscitore dell’azienda (iniziò a lavorarci quando era ancora Autolinee Tigullio), ha il gran merito di averci creduto sempre. Di aver tirato fuori ‘dalle secche’ la società. Con l’aiuto degli enti pubblici, delle iniezioni di denaro, dei sindacati, dei singoli lavoratori uno per uno. Un ‘capolavoro’ di squadra: aver dato un calcio alla crisi e poter guardare il mondo secondo una nuova prospettiva. Una storia che meritava di essere raccontata.
“E’ vero – esordisce Sivori – un cambio di passo in effetti c’è stato e siamo molto soddisfatti, anche se sempre con la dovuta prudenza”. Il numero uno di Atp spiega: “Siamo una società in equilibrio, non possiamo mai stare tranquilli in maniera definitiva. Gioiamo dei miglioramenti, ma senza esagerare. Certo, la crisi ‘nera’ è passata, quello lo possiamo dire”.

Sivori (a sinistra nella foto, insieme al consigliere delegato Claudio Garbarino) prova ad analizzarla: “Un po’ tutte le aziende del trasporto pubblico locale, negli anni scorsi, sono andate in difficoltà. Questo per fattori esogeni: come l’aumento del prezzo del petrolio o la riduzione delle risorse pubbliche e dei relativi trasferimenti. Il gasolio più caro e i minori fondi a disposizione sono costati molti sacrifici ad Atp. A questo, poi, va aggiunto il fatto che, nel periodo di maggiore crisi, non siamo riusciti a fare investimenti in nuovi mezzi. E, di conseguenza, sono aumentati a dismisura i costi delle manutenzioni. Più consumi a causa di motori vecchi, più ore per la riparazione, più risorse dirottate. Un quadro desolante. Tutti gli amministratori vorrebbero un parco mezzi perennemente nuovo. Ma spesso rimane solamente un sogno”.
Sivori, che ha una straordinaria memoria in fatto di numeri e di cifre, va al cuore del problema: “Tra il 2006 e il 2007, le risorse messe a disposizione dalla Regione per il trasporto pubblico locale aumentarono. Si scelse di fare una politica di espansione del servizio e dei chilometri, passando dai nove milioni annuali agli undici milioni. Per far questo, Atp assunse dipendenti. Per un po’ le cose funzionarono, poi nel 2010 s’intraprese un percorso inverso. Nella scelta fra trasporti e sanità, si optò per far cadere dalla torre i trasporti. Fine dei contributi aumentati. E a quel punto che cosa potevamo fare? Tagliammo i chilometri in più, ma ormai avevamo assunto forza lavoro. E quella, ovviamente, non si poteva tagliare. Se a questo si aggiunge che il costo del gasolio decollò, si arriva in parte a spiegare le ragioni della crisi”.

Atp si muove come una sinusoide. E questo è il periodo del down. “Non restava che attivare la procedura concorsuale. Gli enti pubblici fecero la loro parte, noi altrettanto. E in fondo al tunnel s’intravedeva la luce”.
Con gli esodi anticipati e i pensionamenti, l’organico passò da 497 unità a 430. “Ben 67 in meno, con un risparmio di circa 2,5 milioni all’anno. Insieme a questo, nello stesso periodo scese il costo del gasolio: nel 2002 si spendevano 2,4 milioni. Ai tempi della crisi eravamo arrivati anche a 4,8. Ora, ‘viaggiamo’ intorno ai 3,3 milioni annui, con un costo al litro che varia da 1,1 euro a 1,3 euro. Cifre tutto sommato accettabili”.
Così l’ultimo bilancio di Atp, quello del 2017, funziona: “Siamo a 32 milioni di ricavi. Mentre le spese sono 19,6 milioni per il personale, 3,2 per il gasolio, un milione circa per pezzi di ricambio, 5 milioni tra assicurazioni dei mezzi, manutenzioni e subappalti. A tutto questo, va aggiunto qualche affitto passivo. Ed eccoci a una situazione di complessivo equilibrio”.

A queste condizioni, fermo restando il contributo da parte degli enti locali, si può stare in piedi. Sempre sull’attenti, sempre senza distrazioni. Ma in piedi. E, finalmente, iniziare a parlare di investimenti. Parola che, solo qualche anno fa, sembrava un tabù.
“Abbiamo investito – racconta Sivori – in materiale rotabile. Venticinque nuovi pullman acquistati dagli enti pubblici, altri venticinque in autofinanziamento. Con questo, abbiamo potuto ridurre i costi di manutenzione. E’ stata poi avviata una politica per aumentare i ricavi da tariffe. Maggiori controlli sui mezzi, introduzione dei tornelli, una nuova biglietteria a Chiavari, una politica tariffaria con agevolazioni. Tutto per andare a limitare, se non ad azzerare, l’enorme evasione che era in atto. I numeri, anche qui, parlano chiaro: 9,995 milioni di ricavi da biglietti nel 2016; 10,352 milioni nel 2017. Prevediamo 10,418 milioni nel 2018 e 10,513 milioni nel 2019. Quindi in costante aumento”.
Il tutto insieme a un innalzamento della proposta. Più corse, parecchi mezzi straordinari, iniziative mirate che sono state accolte con grande entusiasmo dalla popolazione. “Il tutto nell’ottica di aumentare la qualità del servizio percepito e il gradimento. Lo possiamo fare perché abbiamo raggiunto l’equilibrio di bilancio. Ma lo facciamo con enorme piacere”.

Tra le iniziative più apprezzate, la linea tra Rapallo, Santa Margherita e Portofino che ha notevolmente aumentato le corse a un prezzo assolutamente popolare; la navetta da e per l’ospedale di Recco; la linea gratuita che unisce il lungomare di Chiavari con il centro e con l’ospedale; e, soprattutto, il ‘Discobus’, che è utilizzato dai ragazzi che frequentano le discoteche del Tigullio e che, ultimamente, visto il grande successo a Levante, è stato replicato anche per la Riviera di Ponente. In fase sperimentale anche il ‘FrecciaBus’, per collegare l’aeroporto Colombo e la Riviera di Levante.
E poi ci sono i corsi d’inglese per gli autisti, gli Scuolabus, le navette speciali in occasione dei grandi eventi: Euroflora, la notte delle stelle di San Lorenzo, la Torta dei Fieschi. Passi da gigante. Mossi anche grazie a un eccezionale servizio di comunicazione con i media. Mai Atp è stata così precisa nella diffusione delle informazioni, dei materiali, del marketing.

Un’azienda cool, insomma. “Il merito è di tutti – commenta Sivori – Degli enti pubblici, dei sindaci dei vari comuni che ci hanno sempre creduto, dei lavoratori. Abbiamo fatto un piccolo miracolo, dimostrando che un’azienda di trasporto pubblico può funzionare anche senza privati”.
Un tasto che non si può fare a meno di toccare. Sivori, proprio sulla privatizzazione di Atp, ebbe un durissimo scontro con l’allora sindaco metropolitano Marco Doria, che portò alle sue dimissioni dall’azienda. “Me ne andai – ricorda – perché sulla privatizzazione di Atp non sono mai stato d’accordo. Anzitutto, non dimentichiamo che anche i privati, quando si tratta di trasporti, ricevono i contributi pubblici. Ma mentre un’azienda come l’attuale Atp si occupa veramente di servizio pubblico, i privati inseguono solo le logiche legate ai ricavi. Non ne faccio una colpa, ci mancherebbe. E’ semplicemente un dato di fatto. Il privato investe sulle corse che gli rendono di più, ovvero quelle costiere, e taglia quelle dell’entroterra. Un buon servizio pubblico, invece, è quello che raggiunge anche i posti più impervi, indipendentemente dai numeri e dalle persone che salgono su quelle linee. Perché tutti devono avere gli stessi diritti a essere collegati. Secondo aspetto, non di minore importanza, quello dell’occupazione. Con la nostra struttura i lavoratori hanno più tutele. Un privato licenzia chi non serve, senza tanti complimenti. Queste sono cose importanti per me. Il rispetto delle persone”.
E poi Sivori vive a Velva, nel comune di Castiglione Chiavarese, “quindi so bene che cosa significa essere non collegati”. Manager vicino alla sinistra (tra i rapporti più stretti ci sono quelli con l’ex assessore genovese Anna Maria Dagnino e con la sindaco di Sestri Levante Valentina Ghio, entrambe in quota Dem), Sivori è comunque apprezzato anche dalla destra, in particolare dal sindaco Bucci, che ne apprezza le indubbie capacità professionali.

I risultati, del resto, si vedono e si toccano. Fa piacere parlare di Atp in termini positivi. Perché significa un buon servizio per tutti.
Finalmente, si è riusciti a scrivere questo articolo.

L’INTERVISTA DI MARISA SPINA A ENZO SIVORI

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