Home Approfondimento Maugeri: “Parco Nazionale di Portofino, ripartiamo dai vecchi confini”

Maugeri: “Parco Nazionale di Portofino, ripartiamo dai vecchi confini”

da Alberto Bruzzone

di ALBERTO BRUZZONE

L’occasione è ghiotta. Un secondo Parco Nazionale in Liguria, dopo quello delle Cinque Terre, conosciuto e stimato in tutto il mondo e visitato ogni anno da migliaia di persone, molte delle quali provenienti dall’estero.
Lo stesso destino, per ora in termini di denominazione – mentre il futuro è una grande scommessa di promozione e tutela – sarà riservato nei prossimi mesi al Parco di Portofino. Da qualche tempo è ufficiale: l’area del suggestivo promontorio ha meritato l’upgrade da regionale a nazionale. Una promozione che significa moltissimo in termini di contributi, notorietà, prestigio. E che rappresenta, ovviamente, una grande occasione per tutto il territorio che va da Recco a Chiavari.
In questo discorso, è proprio la parola territorio l’elemento chiave. Enunciato nel senso di confini. Il prossimo 15 settembre una riunione fissata al Ministero dell’Ambiente darà ufficialmente il via all’operazione ‘Portofino Parco Nazionale’. E il primo tassello sono appunto i limiti territoriali. Un discorso aperto e accompagnato dalle prime polemiche politiche. Potevano forse mancare? Macché.

Come sempre il dibattito è aperto e, come sempre, si corre per evitare di commettere errori. Il 15 settembre, con il mese di agosto di mezzo, è come se fosse già domani. Ma qual è il punto? Lo spiega Massimo Maugeri, tra gli attivisti più impegnati di Legambiente nel Tigullio: “Nei giorni scorsi, la Regione ha definito i confini del futuro Parco Nazionale di Portofino. Ha disegnato un’area di circa 1050 ettari, che secondo noi è poco più di una tenuta privata. Sono confini troppo ristretti, che tagliano fuori parecchie meraviglie e tipicità del nostro territorio. Non siamo d’accordo su questa visione così ristretta. Significa perdere una grandissima occasione, in termini di promozione, di economia e di lavoro. Chiediamo che i confini siano di almeno 4000/4500 ettari, cioè che comprendano le aree contigue al Parco, le vecchie ‘aree di cornice’, prima che cambiassero i criteri”.
La delibera regionale cui fa riferimento Maugeri è la numero 532 del 2018, sancita dalla giunta Toti. Di fatto, il documento esclude dal parco, e quindi dalle zone protette, vaste porzioni a confine con il Monte di Portofino, tra cui, spiega Maugeri “un’area cuscinetto nel Comune di Santa Margherita”.
Sulla decisione è scoppiata la polemica da parte delle minoranze. Il consigliere regionale del Pd, Luca Garibaldi, ha evidenziato che “la proposta di cancellare una parte dell’area contigua del Parco era stata presentata dalla Lega nei mesi scorsi, ma prima di approdare in consiglio aveva già visto la sollevazione degli scudi non solo delle opposizioni, in quanto considerata un regalo al popolo dei cacciatori”.
Parlando di “colpo di mano della giunta Toti”, Garibaldi ricorda che “la giunta ha dichiarato di aver proceduto d’intesa con il Parco stesso. Non è vero: l’ente Parco aveva chiesto l’esatto contrario, ovvero mantenere quelle aree come zone contigue e semmai di sospendere l’efficacia di queste zone cuscinetto per un periodo transitorio, in attesa della partenza dell’iter per il Parco Nazionale e il ridisegno dei nuovi confini”. Ma, stando all’esponente del Pd, la Regione avrebbe approfittato dell’ultima ‘finestra’ possibile per effettuare modifiche: quando il Parco sarà nazionale, infatti, l’ente di via Fieschi perderà qualsiasi tipo di giurisdizione su di esso.
Anche Movimento 5 Stelle e Italia Nostra sono insorti. “La giunta regionale della Liguria – afferma Ermete Bogetti, presidente di Italia Nostra Genova – riduce l’area contigua del Parco di Portofino e consente la caccia in una zona dove, finora, non era consentita. Si è deciso di ridurre d’imperio queste aree prima di perdere la competenza sul Parco, un modo di procedere sbagliato, dannoso e irrispettoso dello stesso consiglio regionale, che è stato bypassato”.

Nell’ex sala verde di via Fieschi, infatti, si discuteranno (forse martedì prossimo) solamente due mozioni: una presentata dai consiglieri del Movimento 5 Stelle (Marco De Ferrari, Alice Salvatore, Gabriele Pisani, Fabio Tosi e Andrea Melis), l’altra – in tutto e per tutto simile – dagli omologhi del Pd e di Rete a Sinistra (Luca Garibaldi, Giovanni Lunardon, Giovanni Battista Pastorino e Sergio Rossetti).
Intanto, l’assessore regionale all’Ambiente, Stefano Mai (in quota Lega), ha sempre respinto al mittente le accuse: “La delibera che il Pd tanto critica – replica Mai – non è che una richiesta approvata dall’Ente Parco che ci aveva chiesto aiuto sul fronte del contenimento della popolazione degli ungulati e che, dunque, la Regione ha recepito e autorizzato. Se la politica se ne sta fuori dal Parco di Portofino e lascia lavorare gli amministratori, eccezionali, come sono i sindaci dei tre Comuni Olivari (Camogli), Viacava (Portofino) e Donadoni (Santa Margherita), allora il Parco Nazionale di Portofino nascerà, già entro l’anno saremmo molto avanti con la procedura, che è complessa. Sono molto soddisfatto: il Ministero ha accolto la richiesta della Regione di essere coinvolta in tutti i passaggi della trasformazione del Parco, anche per quanto riguarda la perimetrazione”.

Confini del Parco e della zona cornice prima della modifica dei confini nel 2001 (tratto da P. Brandolini, “Studi e ricerche di Geografia – Osservazioni sul promontorio di Portofino nell’ambito dei sistemi di aree di interesse naturalistico-ambientale in Liguria” – 1991 – p. 122 ss.)

E si arriva appunto alla riunione del prossimo 15 settembre. Legambiente, pur critica verso il Pd (“furono loro a stravolgere le aree cornice”, sostiene Maugeri), si farà parte attiva nel percorso che punta all’allargamento dei confini. “Organizzeremo una serie di incontri da qui a fine agosto. Per sensibilizzare sia gli amministratori locali che tutta la cittadinanza. Occorre arrivare a una soluzione condivisa. Non può essere la Regione a stabilire i confini all’interno di una stanza chiusa. Noi, come Legambiente, riteniamo che il Parco Nazionale sia una grandissima opportunità turistica, di studio scientifico e di lavoro. Ma per far questo occorre che l’area sia almeno di quattromila ettari. Sarebbe bello, per esempio, inserire il Monte delle Grazie a Chiavari. Siamo d’accordo solo su un fatto, quello di escludere il centro abitato di Portofino”.
Secondo Maugeri, un parco ristretto “sarebbe una grandissima delusione. E i confini vanno invece definiti una volta per tutte. La storia delle Cinque Terre insegna: da anni Portovenere e l’isola di Palmaria chiedono di essere inserite nel parco, e non ottengono mai un via libera”.
Legambiente Tigullio sta coinvolgendo “tutti i portatori di interesse a partecipare a un tavolo comune, dove confrontare idee e proposte. Bisogna fare presto. Ci vedremo a Camogli intorno alla prima metà di agosto e poi, alla fine del mese, esporremo i risultati del nostro lavoro in un convegno previsto alla Società Economica di Chiavari”.
Quindi, a settembre, l’incontro al Ministero. “Vi parteciperanno – conclude Maugeri – anche i nostri delegati nazionali, e questo per noi è una garanzia”.

L’auspicio è che si arrivi all’incontro con un accordo già partecipato da tutti gli attori in causa. Ma siamo pur sempre in Italia, il paese dalle mille contraddizioni. Ed è lecito pensare che, nonostante la buona volontà di tutti, il percorso rischi di essere terribilmente accidentato.

L’INTERVISTA DI MARISA SPINA A MASSIMO MAUGERI DI LEGAMBIENTE TIGULLIO

Ti potrebbe interessare anche