Home Aziende in vetrina Zia Piera, l’albergo che ti fa sentire in famiglia

Zia Piera, l’albergo che ti fa sentire in famiglia

da Alberto Bruzzone

“Nella vita bisogna saper dire grazie, il mio va a tutti gli amici di Zia Piera per la disponibilità e l’accoglienza che sempre ci riservano con affetto”.

La dedica del ‘capitano’ Gennaro Volpe sulla maglia numero 4 dell’Entella, incorniciata proprio nella hall dell’albergo-ristorante sul lungomare di Chiavari, è la miglior recensione possibile nei tempi liquidi di TripAdvisor, stelline e pagine Facebook. Sono decine le maglie biancocelesti sotto vetro con messaggi di affetto e riconoscenza indirizzati a ‘zia Piera’ impersonata da ‘mamma Claudia Favalesi’ e ‘papà Marco Usai’, i due titolari.

Per capire come si è arrivati fino a qui bisogna pigiare il tasto ‘rewind’ e fermarsi al 1971. I genitori di Claudia, Giulio e Antonietta (in foto con il nipote Niccolò), parmigiani di origine e già albergatori a Fornovo, acquistano la pensione e accolgono la richiesta dei precedenti gestori di lasciare immutato il nome. Dieci anni dopo, nel vicino pub Blue Seagull, sempre di proprietà della famiglia Favalesi, Claudia e Marco, che lì lavorava, si conoscono facendo combaciare la vita affettiva a quella professionale. Giorno e notte in albergo, a disposizione dei clienti, sempre più esigenti: “Trent’anni fa – racconta Marco – i ragazzi dormivano anche nei corridoi se non c’erano più letti a disposizione, oggi anche l’assenza di segnale su Rai 3 può essere motivo di lamentela”. La richiesta più pressante? “In questa stagione l’aria condizionata”, rispondono. Che c’è, in ognuna delle 24 stanze, perché l’albergo negli anni si è rinnovato e ampliato: tre stelle, Sky in camera, Jacuzzi per rilassarsi, una cucina che sollazza le papille gustative. Come sono lontani i tempi in cui la pensione completa costava 8.500 lire al dì e il mare d’inverno attirava turisti per mesi interi. ‘Zia Piera’ però è cresciuta senza perdere la centralità del cliente; idee come quella del giro in limousine nel giorno di San Valentino dimostrano la volontà di offrire qualcosa in più nella città in cui gli alberghi chiudono.

Otto dipendenti e una struttura sempre aperta. Perché questo è l’albergo del calcio: prima l’accordo con il Genoa per ospitare i giocatori in riabilitazione al Riattiva di Lavagna, poi quello con l’Entella per i ragazzi della Primavera provenienti da fuori. Un aspetto, quest’ultimo, che ha spazzato via la routine: “Ci ha arricchito tantissimo. Per noi questi ragazzi diventano come figli, alcuni di loro restano fino a metà luglio per affrontare l’esame di maturità e capita che mangino con noi come fossimo un’unica famiglia. Sono seguitissimi dall’Entella, hanno i tutor che li aiutano nei compiti, figure come don Andrea Buffoli e Massimo Russo sempre presenti. Insomma, non se la passano male, lo stesso Pecorini, che pure aveva giocato nella Primavera dell’Inter, glielo ricordava spesso quanto fossero fortunati a vivere in una realtà del genere”. A Chiavari alcuni di loro prendono la patente “e qualche lezione pratica gliela do io mettendoci la mia automobile”, sorride Claudia, mentre al marito tocca andare a recuperare le biciclette di ‘Zia Piera’ che i ragazzi prendono e si scordano in giro per la città.

“Quando se ne vanno è un momento triste, per noi e anche per nostro figlio, Niccolò, che in molti di loro ha trovato dei fratelli”. Ma i rapporti, a dispetto della lontananza, rimangono saldi, “tanto che quando abbiamo una settimana di vacanza scegliamo la meta in base a chi vogliamo andare a trovare. Di recente siamo stati a Siena e Arezzo per salutare Gerli e Cutolo”. Perché ‘Zia Piera’ è diventato pure il ritrovo dei ragazzi della prima squadra che qui si appoggiano nell’attesa di trovare una sistemazione definitiva o che, semplicemente, vanno a mangiare al ristorante. Tutti conservano un ricordo speciale di questo albergo diventato una seconda famiglia.

DANIELE RONCAGLIOLO

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