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Genitori e figli adolescenti, la solitudine nel mondo liquido

da Alberto Bruzzone

Pianeta adolescenza, è allarme. Nel Tigullio e non solo.
Strette tra una fase evolutiva dei figli che sta assumendo tempi indefinitamente prolungati ed un ‘mondo là fuori’ sempre più pericoloso e complesso, le famiglie si sentono impreparate, inadeguate e sole.
Il mondo nel quale i genitori oggi sono costretti a lasciar andare i figli oggi presenta caratteristiche e complessità sempre nuove e in continua evoluzione. Sostanze psicotrope vecchie e nuove sempre più accessibili, nuove dipendenze che si sommano alle vecchie: alcool, gioco, dipendenza da schermo, disturbi del comportamento alimentare, bullismo e cyberbullismo, pedopornografia via web ed altro ancora.
Di fronte ad una sensazione di emergenza  crescente e alla solitudine dei genitori e degli insegnanti, il Fondo Chiara Rama Onlus, con il contributo e il sostegno dell’associazione ‘L’Entella nel Cuore’ e del Club Andrea Paroni ‘Mondo Piccolo’, ha organizzato all’Auditorium di Chiavari una tavola rotonda dal titolo ‘Adolescenza, rischi e disagi: come aiutare?’.
Scopo dell’evento, a detta delle organizzatrici Paola Rama e Sabina Croce, fare il punto sulla sensibilità delle famiglie a questi temi e fornire qualche informazione pratica sui nuovi rischi, sui  servizi disponibili sul territorio e sulla gestione del rapporto con i figli.

Lo psicologo Calvani
Nonostante la bella mattinata di sole, molti hanno scelto di venire ad ascoltare gli esperti presenti, così rispondendo alla prima domanda delle organizzatrici: l’interesse c’è, eccome.
Roberto Calvani, psicologo friulano, è l’importante contributo del Club Andrea Paroni Mondo Piccolo a questa mattinata. Suocero di Andrea Paroni, amatissimo portiere-bandiera dell’Entella, Calvani porta mescolate sul viso l’aria dolce del nonno che è e quella del veterano di mille battaglie (“ho vuotato il mare con un cucchiaio”): 26 anni in un SERT del Friuli, dieci anni di lavoro con i detenuti, da nove responsabile di un consultorio ASL della sua regione. Una vita al fianco dei fragili, una vita di combattimento contro mostri che continuano a risorgere.
Calvani spiega che l’adolescente ha il compito evolutivo di realizzare il distacco dall’infanzia.  Il suo cervello ha una biologia in continua ebollizione, in particolare in alcune aree cerebrali deputate al controllo dell’emotività, degli impulsi, dei freni inibitori, in una parola del comportamento. In pratica, è come se fosse seduto su una macchina dotata di un motore molto potente con un apparato frenante incompleto o assente. Per questo non può essere lasciato solo da chi gli vuol bene e lo deve proteggere.
Calvani chiama in causa la ‘società liquida’ di oggi, nella quale ogni cosa si deve consumare velocemente e nella quale i punti di riferimento affettivi, relazionali e valoriali perdono consistenza e si attenuano, come fantasmi a cui non ci si può ancorare. Molte famiglie hanno assunto anch’esse contorni ‘liquidi’, i contatti virtuali della rete prendono campo e si mangiano il terreno che spetterebbe alle relazioni reali. Le ‘agenzie tradizionali’ di socializzazione, come le parrocchie o i gruppi di volontariato, stanno scomparendo, perfino le associazioni sportive stanno perdendo presa.
In questo mondo liquido i rischi imperversano. Per restare solo nell’ambito delle sostanze, l’accesso a droghe vecchie e nuove è reso facilissimo dai bassi costi e dalla distribuzione via web delle cosiddette ‘smart drugs’, anche sotto mentite spoglie di fertilizzanti, sali da bagno o altre innocue etichette. Ogni anno vengono introdotte sul mercato centinaia di nuove molecole, che la legislazione non fa a tempo neanche a dichiarare illegali prima che ne arrivino di nuove.
La stessa denominazione di ‘droghe leggere’ non ha più senso in quanto i cannabinoidi tradizionali vengono abitualmente tagliati con sostanze dall’effetto imprevedibile perfino per chi le taglia, ma che con frequenza crescente danno origine ad effetti psicotropi di varia durata e reversibilità, eclatanti a vedersi e a volte difficili da superare, come attacchi di panico, attacchi psicotici vari, stati allucinatori e paranoidi. Magari ‘per una canna’. La quale ‘canna’, comunque , grazie a questi nuovi tagli ha una elevata probabilità di ingenerare dipendenza molto più rapidamente di quanto non facessero le vecchie ‘droghe leggere’ di un tempo.
Che fare ? Come fanno le famiglie a destreggiarsi in questo mare magnum di cui, oltretutto, sanno pochissimo?

Il lavoro di Erika Panchieri
Erika Panchieri, psicologa giovane che però vanta un’esperienza già consistente nel settore del disagio giovanile, porta una prima proposta con una connotazione positiva
Da sei anni Erika conduce un suo progetto (‘ScuolAscolta’, finanziato da sempre dal Fondo Chiara Rama ed ultimamente anche da L’Entella nel Cuore e dal Club Andrea Paroni, del tutto gratuito per le scuole ) di sportello anti-disagio svolto all’interno della maggior parte delle scuole di Chiavari e di altre scuole del territorio (Carasco, Sestri Levante).
Allo sportello possono accedere studenti, insegnanti e genitori, la privacy è garantita per tutti. La finalità dello sportello non è terapeutica ma solo di consulenza: ogni utente può avere fino ad un massimo di tre colloqui poi, se la situazione non si sblocca, si consiglia un intervento mirato.
Ad oggi ‘ScuolAscolta’ può vantare  un ‘giro’ di 250 colloqui l’anno, le scuole coinvolte sono aumentate di numero, tanto che da quest’anno si è reso necessario l’affiancamento di una collega.
La ricetta di Erika Panchieri per il disagio nascente, per le situazioni che non si manifestano come gravi, quindi diciamo per un tipo di intervento molto precoce appena al di là  della prevenzione, è all’ insegna della parola chiave ‘relazione’. Questo, dice, è ciò che chiedono i ragazzi più o meno esplicitamente, questo è ciò che genitori ed insegnanti devono garantire.
Lo sportello cerca di fornire strumenti per creare dei canali di relazione e di dialogo, e di tenerli aperti. I genitori non possono controllare tutto, ma possono e devono mantenere aperto il canale di comunicazione. Quando si manifesta un disagio genitori e insegnanti chiedono sempre: cosa devo fare? Panchieri risponde: non c’è una ricetta valida per tutti, ma è fondamentale tentare di salire tutti sulla stessa barca, e rimanerci finché è necessario.
Nella casistica di ‘ScuolAscolta’ le situazioni che si risolvono o che migliorano dopo pochi incontri sono molte, a riprova del fatto che spesso un intervento precoce guidato da un elemento esterno al gruppo ha molte possibilità di riuscita.

Elisabetta Paroletti di Asl 4
Elisabetta Paroletti è la responsabile dei servizi consultoriali dell’ASL 4. Per lei naturalmente la problematica degli adolescenti si inserisce nel contesto delle relazioni familiari.
Paroletti parla di ‘relazioni fertili’. Il lavoro del consultorio inizia dal percorso nascita, perché quando la famiglia si forma e si allarga vive il suo momento di massima fertilità relazionale ed è maggiormente ricettiva ad interventi sulla genitorialità.
Il concetto di famiglia ha subito profonde trasformazioni, non soltanto nella composizione (famiglie allargate, divise, monoparentali, omoparentali e quant’altro stiamo vedendo in questi anni) ma anche in senso funzionale. Dalla famiglia etica (normativa, a volte autoritaria) siamo passati alla famiglia affettiva, che condivide le  emozioni dei figli, ma fatica poi ad aiutarli nella gestione delle frustrazioni.
Per Paroletti, il lavoro sui genitori deve essere costruito prima che i figli arrivino all’adolescenza. E il lavoro sull’adolescente non può prescindere dal lavoro sulla famiglia intera, deve essere molto personalizzato sul caso specifico e se occorre deve assolutamente essere condotto in collaborazione con gli altri servizi (di volta in volta il più adatto tra Sert, Neuropsichiatria infantile, servizi sociali).
In campo preventivo, il consultorio lavora molto con le scuole, medie inferiori e primarie, per la promozione delle lifeskills, le competenze relazionali che permettono di attrezzarsi per affrontare positivamente la vita. Paroletti sottolinea anche la difficoltà delle scuole a porre dei limiti agli studenti, quando le famiglie per prime non ne pongono più.
Sul versante dell’intervento, il consultorio ha da qualche tempo varato un gruppo terapeutico per adolescenti con problemi, in cui i ragazzi si confrontano con altri ragazzi, raccontano le loro esperienze e le condividono al fine di risolverle. Un po’ come gli alcolisti anonimi. I risultati sono positivi, perché i ragazzi sembrano soffrire meno la solitudine e si rispecchiano maggiormente nei problemi dei coetanei.

La psichiatra Monica Arcellaschi
Monica Arcellaschi, psichiatra, è la dinamica responsabile della Struttura Complessa di Salute Mentale dell’ASL 4 , che cura casi conclamati ed avanzati   di dipendenza abituale, quelli che il gergo volgare chiama ‘tossici’. Smentisce, ahimè, di occuparsi solo di adulti. Riferisce infatti di casi trattati dal suo servizio anche all’età di 14-15 anni con comportamenti radicati di abuso di eroina o cocaina o con abuso cronico di erba, e perfino di qualche caso in cui ha dovuto collaborare con i pediatri per la giovanissima età del paziente. Dice però che dei circa 1200 pazienti di cui si occupa il suo servizio solo il  10% è sotto i 24 anni. Ciò significa che spesso l’intervento, anche in caso di abuso tanto grave da ricadere sotto la sua competenza, dà origine ad un’uscita dal tunnel.
Il servizio di Arcellaschi è uno dei più attivi della Liguria, anche perché ha scelto di non occuparsi solo di patologie da abuso (così si chiamano oggi le dipendenze, siano esse da sostanze, da alcool, da schermo, da gioco, da shopping compulsivo) ma anche di disturbi del comportamento alimentare, per i quali ha costituito un gruppo di lavoro apposito, così come un gruppo di lavoro si dedica in modo particolare proprio all’adolescenza.
Arcellaschi sottolinea come le patologie da abuso siano fondamentalmente il tentativo di auto-cura di un disagio, e ci fa notare come a volte i ragazzi mutuino questa tipologia di comportamenti proprio dalla famiglia. Non è infatti raro che ci siano ragazzi che vedono i genitori, in momenti di difficoltà, appoggiarsi a psicofarmaci, alcool o shopping compulsivo. A questo punto il tentativo di auto-cura non è che una replica di comportamenti visti in famiglia, magari con altre modalità.
A livello di prevenzione primaria, innanzitutto il Sert collabora con le scuole, lavorando in progetti a lungo termine soprattutto con gli insegnanti e cercando di stimolarne le competenze emotivo-relazionali. Molti studi dicono che larga parte dell’apprendimento passi più facilmente attraverso un coinvolgimento emotivo.
Un altro progetto di prevenzione primaria, portato avanti col Comune di Chiavari, è quello della prevenzione sulla strada, un progetto che cerca di coinvolgere i ragazzi direttamente in piazza (per esempio, giocando a calcio) per affrontare il problema del melting pot culturale che può costituire terreno fertile per il problema delle dipendenze.
Arcellaschi conclude sottolineando il ruolo potenzialmente molto positivo dello sport e della figura degli allenatori nel prendere temporaneamente il testimone dai genitori e costituire figura di riferimento importante.

La giornalista Paola Pastorelli
Paola Pastorelli, giornalista del Secolo XIX, moderatrice arguta, preparata e mai banale, interviene per dire che non solo la passione per uno sport può essere un’ancora di salvezza per i figli in un momento difficile. Ci possono essere altre passioni come ad esempio quella per la musica, o per l’arte, qualunque passione che può essere individuata anche precocemente, appoggiata e stimolata nel proprio figlio bambino e che costituisca poi un rifugio quando si manifestano le difficoltà.

Valeria Parodi (distretto sociosanitario 15)
Anche Valeria Parodi, del distretto sociosanitario 15 che fa capo al comune di Chiavari, sottolinea l’importanza di lavorare in rete con tanti altri soggetti: dalle scuole al Servizio di Salute mentale, alla medicina scolastica, alla medicina sportiva, al consultorio, ai centri giovani. Tutti questi soggetti danno vita ad una serie di ‘tavoli’ dedicati a problemi specifici. Del tavolo adolescenza Parodi va particolarmente fiera, per il contributo interdisciplinare che ciascun servizio arreca e per l’efficacia della rete che si è creata tra i vari servizi con il risultato di riuscire ad aiutare i ragazzi a sviluppare le loro competenze. Di fronte alle fragilità, alle paure e alle frustrazioni dei genitori, Parodi propone di creare un gruppo anche per loro, per dare sollievo e sostegno in una fase della vita dei figli che senza dubbio è anche per loro particolarmente dolorosa.

La questione della fiducia
Interviene dal pubblico una mamma indaffarata, affaticata e (sembra) anche un po’ scoraggiata. Un lavoro impegnativo nel settore dell’educazione, tre figli circa-adolescenti, fa la domanda che gira un po’ nelle menti di tutti: tutto vero, tutto bello, ma come fa un genitore a conquistarsi la fiducia del figlio quando il figlio quella fiducia gliela nega? Quando per tuo figlio sei il nemico a cui sfuggire?
Roberto Calvani la rassicura: la fiducia non è un bene che si perde. Se il genitore resta ingaggiato anche quando i rapporti si fanno difficili non perderà la fiducia del figlio, nonostante le apparenze contrarie. Il genitore deve restare un punto di riferimento anche quando viene rifiutato. Il figlio è alle prese con il processo di individuazione (diventare un individuo autonomo) e questo processo passa anche attraverso la definizione di ciò che non si è (più) ed una fase di sperimentazione di quello che si vuole essere e si sarà; fase che come abbiamo visto comporta dei rischi per cui non lo si deve abbandonare, e bisogna anche imporgli dei limiti.
La chiave per Calvani è quindi ‘mantenere il ruolo di genitore’, non abbandonare il figlio pena la sconfitta del proprio ruolo. E, naturalmente, non smettere di essere genitori anche quando non si è più marito e moglie.
Monica Arcellaschi sostiene la figura dell’adulto autorevole (non autoritario). L’adulto deve accettare l’idea che i figli sono (e vivono in) un universo sconosciuto, e anche accettare l’incertezza del quotidiano. Non è necessario essere dentro tutti i social network con i figli (che tanto non ti ci lasciano entrare, e ti lasciano indietro quando vogliono), il controllo non può essere assoluto però la rappresentazione dei limiti deve essere prospettata con chiarezza.
Paola Pastorelli cita Gustavo Pietropolli Charmet, il quale sostiene che i genitori devono essere allenatori dei loro figli. Allenatori nel senso che devono, e ben precocemente, abituarli alla frustrazione e alla sconfitta, alla fatica, alla noia, ed anche alla punizione per non essersi comportati nel modo giusto (“domenica non giochi, perché non ti sei allenato bene”). I genitori non devono avere paura di dire dei no per la paura di sbagliare, di non essere più amati, di non essere abbastanza comprensivi o ‘amici’.
Paroletti interviene per dire che anche il genitore deve essere allenato a tollerare la rabbia e la frustrazione. E deve saper aspettare il figlio nel suo percorso senza farsi bruciare dall’ansia, perché allenare significa anche mettere in luce le risorse.
Panchieri sottolinea l’importanza della presenza, presenza anche fisica, disponibilità ad ascoltare un figlio che magari tutto vuole tranne che parlare, e men che meno con il padre o la madre. E riguardo al concetto di limite, ricorda che qualcuno ha definito il genitore come una ‘colonna morbida’ capace di sostenere ma con una flessibilità che si adatta al momento. Ribadisce il concetto di allenatore emotivo, che affianca il figlio fin da quando è piccolo aiutandolo a gestire i momenti di conflitto.

Insomma, per essere buoni genitori di adolescenti bisogna essere bravi allenatori emotivi dei propri bambini, insegnare loro che non sempre si può vincere, stimolarli  a pensare autonomamente anche a rischio di mettersi un po’ in gioco, prospettare chiaramente dei limiti e soprattutto non abdicare mai al proprio ruolo anche quando la tentazione è forte.
Non che sia facile, eh. Ma ci si può provare.

(r.p.l.)

Allo scopo di capire meglio le esigenze del pubblico in sala e come attrezzarsi nel caso di futuri incontri, le organizzatrici hanno distribuito un questionario che poteva essere compilato e consegnato anonimamente all’uscita. Le domande poste erano le seguenti:

  • a quale titolo si era presenti all’incontro (genitore, insegnante, altro)
  • quali altri disagi si riteneva opportuno affrontare in eventuali incontri futuri
  • quali esperti si riteneva opportuno interpellare per chiarimenti ed informazioni

 I risultati del questionario  sono elaborati nella tabella seguente

L’INTERVISTA DI MARISA SPINA ALLO PSICOLOGO ROBERTO CALVANI

L’INTERVISTA DI MARISA SPINA A ELISABETTA PAROLETTI DELL’ASL 4

L’INTERA TAVOLA ROTONDA E’ STATA RIPRESA DA ENTELLA TV

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