Home Aziende in vetrina Monte Rosa, accoglienza e cucina d’alta quota

Monte Rosa, accoglienza e cucina d’alta quota

da Alberto Bruzzone

Il nome richiama immagini innevate e temperature rigide, eppure siamo a pochi passi dal mare e non servono maglie termiche, perché il calore della famiglia Bacigalupo scalda e accoglie gli ospiti dal 1909. L’albergo-ristorante Monte Rosa è un punto fisso di Chiavari da oltre un secolo. Da quando, cioè, Luigia Rocca e Luigi Bacigalupo si sposano, vanno in viaggio di nozze a Rapallo, in località Montallegro, e mangiano in un ristorante che li strega: si chiama Monte Rosa come il rilievo limitrofo al Santuario mariano, un segno d’amore che li seguirà per sempre nella trattoria che aprono con lo stesso nome nel centro storico di Chiavari. Acquistano alcuni locali dai marchesi Marana e con fatica si guadagnano la fiducia e la stima degli avventori: negli anni Trenta arrivano anche le prime camere e la costruzione della sala Rosa permette di ospitare ricevimenti e cene sempre più importanti. Durante la ‘Resistenza’ il locale è teatro di un episodio di cronaca: i partigiani riuniti a tavola dimenticano un bazooka sul calorifero che poco dopo provoca un’esplosione. “Danni ingenti, feriti, ma per fortuna nessun morto”, ricorda oggi  Elisabetta Bacigalupo che di Luigia e Luigi è la nipote.

L’ampliamento negli anni Sessanta
La svolta arriva negli anni Sessanta con l’acquisizione di altri terreni adiacenti l’immobile che si amplia così fino ad ospitare più di settanta camere. I sei figli dei fondatori – Giuseppe detto Pippo si stacca in seguito per aprire l’omonimo bar in Piazza N.S. dell’Orto – portano avanti la tradizione. Si vive in albergo, con ritmi frenetici: “I miei genitori Franco e Ave, così come i miei zii, non facevano ferie – racconta Elisabetta – si lavorava anche quindici ore al giorno. La cucina era una catena di montaggio naturale: quando si preparavano i tortellini c’era chi si occupava di tirare la pasta, chi di mettere il ripieno, chi tagliava le fila. Poi c’era mia zia Maria che li girava, perché nessuno aveva il suo tocco. Un rito che si ripeteva per i ravioli e gli altri piatti più elaborati. Ormai eravamo un riferimento nella zona, ogni giorno una specialità: giovedì trippa, venerdì minestrone, la domenica erano d’obbligo i ravioli. Il sindaco Gatti era cliente fisso”.

La tradizione si tramanda
Franco è mancato nel 2009 e la moglie Ave, cuoca e anima del Monte Rosa, si è concessa la pensione a 75 anni, così come Marisa, figlia di Maria Bacigalupo. Al timone del Monte Rosa oggi ci sono Elisabetta con le sorelle Olga, Antonella, Cristina e il fratello Luigi, la terza generazione di Bacigalupo che ha una parola ben chiara in mente: ammodernare. Negli ultimi dieci anni i lavori di ristrutturazione sono stati tantissimi, le camere, la piscina esterna, l’aria condizionata, la hall del ristorante: “Stiamo investendo molto sull’ammodernamento dell’albergo. Lo facciamo per stare al passo con i tempi e fronteggiare una concorrenza che si evolve anno dopo anno ma ci stimola a fare sempre meglio. I clienti oggi hanno strumenti di valutazione che prima non avevano, possono vedere prima di prenotare, confrontare e poi scegliere. Ecco perché una struttura moderna, comunicata tramite le immagini, può fare la differenza. Poi c’è il servizio che si tocca con mano solo venendo qui da noi, ma su quello siamo forti, non temiamo nessuno”. Quattro anni fa è arrivata pure la quarta stella per ampliare il bacino di utenti da attirare, in una città che però negli anni ha visto ridurre la sua vocazione turistica: “Una scelta politica errata. Penso che le amministrazioni lo abbiano capito anche perché la città dei servizi sta finendo. Una ridotta capacità ricettiva estromette Chiavari da certi grandi eventi e a perderci è anche il tessuto commerciale: avere meno gente in giro significa meno introiti per tutte le attività”.

Chiusura dedicata ad un grande classico: è vero che gli oggetti collocati in una camera d’albergo scatenano irrefrenabili impulsi da cleptomane? La storia del Monte Rosa racconta di frigobar svuotati e riempiti d’acqua, valigie ricolme di asciugamani, “qualcuno si è portato via persino la placca che sta attorno al pulsante per accendere la luce, ma per fortuna stiamo parlando di una minoranza, il 99 per cento dei clienti sono persone educate”, sottolinea sorridendo Bacigalupo. Un sorriso che in via Marinetti conoscono dal 1909.

DANIELE RONCAGLIOLO

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